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Dal rapporto per il Primo Ministro della Repubblica Francese, dal titolo Diffusione dei dati pubblici e rivoluzione digitale, curato dall'Atelier "Strumenti innovativi al servizio della diffusione dei dati pubblici", presidente Dieudonné Mandelkern, estensore Bertrand du Marais, pubblicato nell'ottobre 1999, riportiamo qui la traduzione della prefazione di Bruno Lasserre e la presentazione di Dieudonné Mandelkern.


Prefazione di Bruno Lasserre

Non è per caso che la diffusione in forma digitale dei dati pubblici sia stata citata dal Primo Ministro (Jospin) come uno dei cantieri di lavoro prioritari nella missione-progetto "Lo Stato e le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione", che mi è stato affidato sotto l'egida del Commissariato generale del Piano.

Questo settore era già stato oggetto di una menzione particolare nel Piano d'Azione del Governo per l'ingresso della Francia nella Società dell'Informazione, presentato nel Gennaio 1998. E le conclusioni dell'Atelier presieduto da Dieudonné Mandelkern, dedicato ai "nuovi mezzi al servizio della diffusione dei dati pubblici" confermano, senza aspettare la pubblicazione dei lavori dell'insieme della missione-progetto che presiedo, l'importanza della materia.

Da una parte perché, da un punto di vista specifico apparentemente limitato alla diffusione dei dati prodotti dalle organizzazioni pubbliche, le conclusioni dell'Atelier illustrano i cambiamenti indotti dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nell'insieme delle attività amministrative, ma anche le opportunità che offrono tanto agli attori pubblici e privati che ai cittadini.

Oggi Internet, Intranet, la moltiplicazione di nuovi terminali, supporti di comunicazione e diffusione dell'informazione, introducono fattori di modernizzazione potenziale a tutti i livelli dell'organizzazione amministrativa. Dal trattamento delle procedure interne fino al rapporto con l'utente, e oltre, come dimostra oggi questo rapporto, fino alla diffusione dell'informazione ad un pubblico mondiale, l'introduzione delle tecnologie digitali crea nuovi servizi, modifica le abitudini, scardina le rendite di posizione acquisite.

Come illustrano i lavori dell'Atelier, questa evoluzione rende necessari cambiamenti di modi di lavorare e di organizzazione. In questo modo, il rapporto "Dati pubblici" anticipa i risultati degli altri lavori del progetto-missione "Stato e nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione", che dovrebbe giungere alle sue conclusioni alla fine dell'anno.

Inoltre, poiché le conclusioni dell'Atelier dimostrano che l'informatizzazione può spingere verso un nuovo paradigma dell'attività amministrativa. Questo è particolarmente evidente con il punto principale delle raccomandazioni dell'Atelier: l'obbligo di mettere a disposizione dati in forma elettronica. Chiunque può vedere come quest'obbligo sarà importante per garantire la trasparenza amministrativa, a complemento dei diritti già acquisiti per i cittadini attraverso le leggi "informatica e libertà" e "accesso ai documenti amministrativi" del 1978. Questo nuovo obbligo spingerà ben più avanti, perché non si limiterà all'accesso individuale.

L'attuazione di quest'obbligo costituisce di per sé, non abbiamo dubbi al proposito, un grande fattore di trasformazione e di modernizzazione dell'amministrazione. Inoltre stimolerà nuovi usi dell'informazione. Infine, aprendo alle reti mondiali di telecomunicazione i giacimenti informativi pubblici, potrà contribuire a rafforzare la presenza francese nel dominio dei contenuti.

Infine, l'attuazione di quest'obbligo e la nuova organizzazione che ne discende dovrebbero allargare lo spazio delle possibilità e permettere uno sviluppo armonioso del settore, per troppo tempo imbrigliato nello scontro tra produttori pubblici e privati di informazione.

Io ringrazio il presidente Dieudonné Mandelkern di aver saputo superare questi conflitti e di aver condotto l'Atelier che presiede con molta efficacia a conclusioni che hanno il merito non soltanto di essere innovatrici ma anche di essere largamente condivise dai partecipanti ai lavori. Io mi auguro che esse possano rapidamente diventare oggetto di una attuazione pratica degli orientamenti che prefigurano.

Bruno Lasserre
Presidente del gruppo di lavoro della Missione
"Lo Stato e le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione"


Dichiarazione iniziale di Dieudonné Mandelkern

I lavori di cui questo rapporto è il frutto sono durati un anno intero. La questione della diffusione dei dati pubblici peraltro aveva già dato luogo a molte riflessioni e decisioni. Ma la digitalizzazione di questi dati pone i problemi sotto una nuova luce in forza della velocità, dell'estensione senza limiti e del basso costo della diffusione, così come l'interattività tipica delle nuove tecniche di informazione e comunicazione [basate sull'informatica].

Queste ultime minimizzano o cancellano del tutto la distinzione tra accesso e diffusione: da qui l'obbligo fatti ai servizi pubblici di permettere, in certe condizioni, l'accesso alle informazioni che gestiscono si trasforma nell'obbligo di diffonderle, e di farlo assicurando l'aggiornamento continuo del loro contenuto.

Peraltro il dialogo che si stabilisce via rete impegna i servizi sulla strada della risposta a questioni sempre più precise, anche quando queste escono dai confini della pura informazione e passano nell'ambito dei "consigli personalizzati".

Di conseguenza da una parte limitazioni ma dall'altra parte facilitazioni: le nuove tecniche favoriscono un'ampia diffusione dei dati pubblici, anche se con il rischio di inasprire i problemi di concorrenza con il settore privato, posti da molto tempo ma non ancora ben risolti.

L'Atelier ha avuto il grande vantaggio di permettere a tutte le parti interessate di affrontare questi problemi conflittuali: amministrazioni, diffusori pubblici, editori privati, rappresentanti di stampa specializzata, universitari, lo hanno fatto con convinzione. I punti di vista che si sono espressi e l'evoluzione delle posizioni iniziali hanno permesso di definire molte raccomandazioni di cui due sono quelle essenziali: una è il principio di apertura delle banche dati digitalizzate; l'altra si aggancia all'idea che, in una materia in così rapida evoluzione, è preferibile una procedura per regolare dei conflitti piuttosto che una regolamentazione che pretende di prevenirli: è il senso della creazione di un'istanza specializzata dotata, in certi casi, di un ruolo di mediazione.

Lavorando, inoltre, all'esame del Libro Verde della Comunità Europea su un soggetto collegato, l'Atelier ha avuto la sensazione di essere nel cuore del problema. Speriamo, con questo lavoro, di aver fatto un'opera utile. Io posso attestare, in tutti i casi, che questa esperienza comune valeva la pena di essere vissuta.

Dieudonné Mandelkern
Presidente dell'Atelier
"Strumenti innovativi al servizio della diffusione dei dati pubblici"


(pagina aggiornata al 20/04/2000)

 
   
   
 
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