Il Giuramento (e la promessa)
Il Giuramento era una cerimonia formale, che veniva verbalizzata
con un documento ufficiale e che si svolgeva davanti alle massime
cariche rappresentanti l'Ente alle cui dipendenze si entrava. Nel
caso dei Comuni, per esempio, la cerimonia veniva svolta alla presenza
del Sindaco, del Segretario Generale (che, ricordiamo, era ed è
un dipendente del Ministero degli Interni, cioè del Prefetto)
con l'ausilio di altre due persone che fungevano da testimoni dell'evento
(e firmavano il verbale).
Nel periodo cui ci stiamo riferendo (seconda metà dell'Ottocento)
la formula del giuramento era la seguente:
"Io giuro di essere fedele al Re ed ai suoi Reali successori,
di osservare fedelmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato e
di esercitare le mie funzioni al solo scopo del bene inseparabile
del Re e della Patria"
In realtà la cosa avveniva in due tempi: in una prima fase
(periodo di prova) veniva richiesta solo una "promessa"
poi, un poco più avanti nel tempo, al consolidarsi del rapporto
di dipendenza (con l'ingresso a tutti gli effetti nella PA) veniva
richiesto il giuramento solenne vero e proprio. Anche per la promessa
era prevista la cerimonia solenne.
L'ultimo testo in vigore (la promessa differiva soltanto nel verbo
iniziale), gentilmente fornitoci da alcuni colleghi del Comune di
Torino, definito dalla Legge 23 dicembre 1948 n. 478, recita:
"Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana ed al suo
Capo, di osservare lealmente le leggi dello Stato, di adempiere tutti
i miei doveri, serbando scrupolosamente il segreto d'ufficio nell'interesse
dell'Amministrazione e per il pubblico bene"
E' interessante notare le differenze: prima ci si consacrava al
Re (e alla discendenza), poi alla Costituzione ed alle leggi ed, infine
al bene della Patria (sempre attraverso il Re). Adesso ci si consacra
alla Repubblica ed al Capo della stessa ma non (esplicitamente almeno)
alla Costituzione bensì alle leggi. Inoltre spunta (come uno
dei doveri principali) in modo molto chiaro il segreto d'ufficio
nell'interesse dell'Amministrazione. Il perfetto contrario della
trasparenza.
Per quanto riguarda il governo, il Presidente del Consiglio ed i
ministri devono prestare giuramento secondo la formula rituale indicata
esplicitamente dall'art. 1, comma 3, della Legge 400/88. Il giuramento
rappresenta l'espressione del dovere di fedeltà che incombe
su tutti i cittadini e, in modo particolare, su coloro che svolgono
funzioni pubbliche fondamentali (art. 54 della Costituzione che
recita: Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla
Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi. I cittadini
cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle
con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla
legge).
La formula che usano i nostri governanti è: "Giuro
di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione
e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo
della nazione"
Se il giuramento è obbligatorio per i Pubblici Dipendenti,
l'art. 58 della Costituzione lo estende a tutti i cittadini italiani,
che con la loro nascita implicitamente hanno giurato fedeltà
alla Patria. In realtà, tutti quelli che hanno fatto il servizio
militare (a parte i lazzi sulla formula reale utilizzata) il giuramento
l'hanno fatto davvero. Questa sorta di Battesimo, essendo il servizio
militare obbligatorio, naturalmente, non coinvolge le donne (finora).
Per un cittadino che ha giurato (anche solo implicitamente) la "connivenza
con il nemico" trasforma il reato di spionaggio in quello di
tradimento (dal Limbo all'Inferno).
Per gli stranieri naturalizzati la questione è un po' più
complicata: fino ad un po' di tempo fa, per avere la cittadinanza
italiana, era necessario "coronare" la richiesta con il
giuramento nelle mani del Sindaco (o suo rappresentante). Ma questo,
di nuovo, non valeva né vale per le donne sposate ad un italiano,
le quali non erano tenute ad alcuna pratica particolare, diventando
esse automaticamente cittadine della Repubblica (è esistito
ed esiste un fiorente mercato su ciò).
Per i figli di coppie miste, infine, mi dicono alcuni amici italogreci,
è "meglio" che i figli lo facciano (volontariamente,
perché non c'è obbligo). Ma se non c'è obbligo
perché è meglio? Forse perché avendo a che fare
con un pericoloso moloch, come il Nostro Stato, una precauzione in
più, che in fondo costa solo qualche marca da bollo e qualche
diritto di segreteria, è consigliabile?
(Pagina aggiornata al 20.06.2000)