Estratto da Gianni Rocca, Avanti Savoia!, Miti e disfatte che fecero
l'Italia, 1848 - 1866, Collana Le Scie, Arnoldo Mondadori Editore,
Milano, 1993, pagg. 153-154
Le parti in grassetto non fanno parte del testo originale
né hanno riferimento alle opinioni dell'Autore del brano, ma
sono commenti e sottolineature grafiche della Redazione di questo
web.
[
]
[All'inizio del 1859] Cavour era alle prese con la stesura del messaggio
della Corona che Vittorio Emanuele II avrebbe dovuto leggere in Parlamento
il 10 Gennaio [seguente]. Il Conte era ben conscio che ogni parola
sarebbe stata soppesata in tutte le Cancellerie, tanto più
dopo la presa di posizione aggressiva dell'Imperatore [Napoleone III
nei confronti dell'ambasciatore austriaco Hubner qualche giorno prima].
Che dire della questione italiana? Cavour inviò il testo dell'allocuzione
a Parigi per ottenere l'approvazione. Si diceva su quel punto
così delicato: "Confortati dall'esperienza del passato,
aspettiamo prudenti e decisi le eventualità dell'avvenire.
Qualunque esse siano, ci trovino forti per la concordia e costanti
nel fermo proposito di compiere l'alta missione che la divina Provvidenza
ci ha affidata". Sembrava al presidente del Consiglio che
oltre non si potesse andare. Ma a Napoleone quella frase parve troppo
azzardata [?] e propose di sostituirla con questa scritta
di suo pugno: "Nous ne pouvons rester insensibles aux
cris de douleur qui viennent jusq'à [nous] de tant points de
l'Italie"
Quando Cavour ebbe in mano il testo suggerito da Parigi trasecolò:
gli sembrava di fatti molto più aspro e tagliente da quello
da lui concepito. Ma, forte dell'imprimatur [imperiale],
riportò fedelmente la frase nel messaggio reale. Il 10 Gennaio
[1859] Vittorio Emanuele II avrebbe detto: "
nel mentre
rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che
da tante parti d'Italia si leva verso di noi". L'uragano di applausi
con cui quel passaggio venne salutato dai deputati [e dalla storiografia
seguente] confermò le previsioni di Cavour: il "grido
di dolore" sarebbe diventato uno slogan incendiario per tutti
coloro che in Italia sognavano l'indipendenza, e avrebbe fatto di
Torino il centro di raccolta di quella speranza.
La storiografia ufficiale ha qualcosa a che vedere con la realtà?
(pagina aggiornata il 06/06/2000)