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La Storia dell'amministrazione italiana si fa cominciare, in genere, dalla riforma Cavour del 1853 (legge 23 marzo 1853, n. 1483 sul Riordinamento dell'amministrazione centrale e della Contabilità generale dello Stato), e dai suoi regolamenti di attuazione, conseguenti alla promulgazione dello Statuto del Regno Sardo nel 1848.

Il dibattito del Parlamento su quella Legge fu assai veemente: in particolare la discussione fu particolarmente animata sulla semplificazione organizzativa e sul risparmio di spesa che sarebbero dovuti derivare dalla riforma. Incalzato dai suoi contraddittori, come si può vedere in AP Camera, Leg. IV, sess. 1852, Doc., n. 9 bis, Relazione della Commissione (relatore Farina Paolo) sul progetto di legge "Ordinamento dell'Amministrazione centrale e della Contabilità generale", tornata del 18 dicembre 1852, il relatore calcolò sommariamente in circa 570.000 lire il vantaggio conseguibile per le pubbliche finanze, insistendo sul superamento di quell'"andirivieni di documenti da un ufficio all'altro" e di quelle "complicazioni di scritturazione, corrispondenza e contabilità" che egli attribuiva essenzialmente al sistema precedente.

Farina addusse anche un caso concreto (l'esempio riguardava un ingegnere provinciale che avesse voluto intraprendere un'opera di miglioramento di una strada regia) ripercorrendo dettagliatamente le molteplici tappe dell'iter della pratica per calcolare i tempi morti impliciti nel vecchio sistema.

Cavour, invece, nel rinviare prudentemente i dati sul numero degli impiegati al momento della futura formazione delle piante organiche, ammise, sì, che "ordinando l'amministrazione sopra nuove basi, dovendosi destinare degli impiegati ad uffici diversi da quelli che riempivano nel passato, sarà forse necessario un numero maggiore di impiegati" ma per aggiungere, subito dopo, che ulteriori prevedibili riforme nel senso del decentramento avrebbero potuto abbassare sensibilmente la spesa per il personale.

Come riportato in AP Camera, Leg. IV, sess. 1852, Disc., tornata del 23 dicembre 1852, p. 1792 Farina, con una qualche contraddizione rispetto a quanto detto qualche giorno prima, fornisce i dati che seguono:

Ministeri Bilancio 1852 Previsione
1853
Differenza Differenza%
Esteri 256.950 246.600 -10.350 -4,03
Grazia e Giustizia 117.800 103.900 -13.900 -11,80
Finanze 908.500 731.500 -177.000 -19,48
LL.PP. 308.640 175.600 -133.040 -43,11
Istruzione 70.110 68.400 -1.710 -2,44
Guerra 642.500 459.000 -183.500 -28,56
Totale 2.304.500 1.785.000 -519.500 -22,54

I numeri non combaciano, ma comunque il taglio sarebbe stato assai significativo. Vedremo più avanti cosa successe davvero e tenteremo di capire il perché.

Abbiamo sottolineato in grassetto alcune parole chiave su cui anche oggi sentiamo un forte dibattito: semplificazione, risparmio, decentramento. Ma che, anche oggi, non ci garantiscono la realizzazione di quanto auspicato.

Per proseguire: Puntata 2: la legge 23 marzo 1853, n. 1483 sul Riordinamento dell'amministrazione centrale e della Contabilità generale dello Stato: forma organizzativa, struttura gerarchica e canali di reclutamento del personale

(pagina aggiornata al 16/03/2000)

 
   
   
 
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