Puntata 3: la legge 23 marzo 1853, n. 1483 sul Riordinamento dell'amministrazione
centrale e della Contabilità generale dello Stato: ruotismi
amministrativi, il protocollo e l'archivio
Concepita come una macchina (infatti nel dibattito parlamentare
si parlava di "ruotismi amministrativi"), l'amministrazione
per ministeri avrebbe dovuto assicurare l'esecuzione meccanica
(cioè pronta ed esattamente corrispondente all'input
iniziale) di tutte le direttive politiche.
La porta d'entrata e di uscita di ogni pratica sarebbe stata il
Protocollo Generale, che è un sistema di annotazioni in appositi
registri che avrebbe dovuto indicare:
-
per l'ingresso di ogni forma di
corrispondenza (comprese richieste di vario tipo): il numero d'ordine,
la data della protocollazione stessa, il numero antecedente, la
data della missiva, il numero degli allegati, il nome e la qualità
del mittente, l'oggetto della lettera, la direzione o l'ufficio
al quale sarebbe stata smistata;
-
per l'uscita: la data, la destinazione,
il numero degli allegati, l'oggetto, il numero susseguente, ma
soprattutto: la classificazione: categoria, classe, fascicolo,
annotazioni.
La materia, disciplinata più in dettaglio dalla Circolare
del Ministero dell'Interno del 1 marzo 1897, n. 17100-2, tuttora
(venerdì 14 aprile 2000) in vigore, definiva due assiomi
di partenza:
-
Protocollazione (o registratura):
è la registrazione annuale in ordine numerico progressivo
di tutte le carte, memorie e provvedimenti in arrivo e in partenza.
-
Protocollo: è il registro
che fa fede dell'esistenza di un documento. Cioè un foglio
di carta scritta diventa un documento solo se è stato opportunamente
protocollato.
La gestione informatizzata del Protocollo è attuabile, epperò,
le norme prescrivono che è assolutamente necessario procedere
quotidianamente alla stampa dei dati inseriti sul calcolatore e di
sottoporre al visto di un responsabile il tabulato ottenuto, che unito
ai tabulati giornalieri dell'intero anno solare, tutti regolarmente
vistati, andrà a costituire il "registro di Protocollo".
"Tale registro cartaceo (a stampa o manoscritto) non
può essere eliminato". (Regio decreto 12 febbraio
1911, n.297, allegato 4) Rimane inalterata e quindi obbligatoria la
procedura di classificazione degli atti registrati, secondo il lemmario
ufficiale.
Ciascuna Direzione, cui sarebbe pervenuta la corrispondenza dal
Protocollo generale, avrebbe dovuto aggiornare il proprio protocollo
speciale (sottoinsieme di quello generale) e così, in cascata,
tutti i settori e uffici cui la corrispondenza sarebbe stata smistata
per competenza o per conoscenza.
Accanto al protocollo, l'altro punto chiave della catena burocratica
sarebbe dovuto essere l'archivio, che era concepito come la memoria
storica dell'amministrazione. L'accumulazione degli atti (lettere,
cartelle, dossiers, faldoni,
) avrebbe riflesso la sedimentazione
stessa dell'esperienza amministrativa (i precedenti) e costituito
la premessa indispensabile dell'attività corrente.
L'archivio fu tripartito: corrente, contenente atti relativi
ad affari in corso di trattazione, di norma collocato nei locali degli
uffici preposti alla trattazione medesima; di deposito, contenente
atti relativi a pratiche esaurite da meno di 40 anni; lo storico,
contenente atti relativi a pratiche esaurite da più di 40 anni.
Gli ultimi due normalmente collocati in siti appositi, da cui non
potrà più essere portato via nulla (reato penale).
Era fatto obbligo agli addetti all'archivio (quasi tutti gli impiegati,
alla fin fine) di:
- provvedere alla conservazione e all'ordinamento dei propri archivi
- non procedere a scarti di documenti senza osservare la procedura
di legge (così che per distruggere copie superflue di un
atto deliberativo bisogna fare un atto deliberativo ulteriore che
lo consenta)
- per la sezione di documenti relativi ad affari esauriti da oltre
40 anni (archivio storico): redigere l'inventario. L'inventario
non è obbligatorio per gli atti precedenti ai 40 anni, probabilmente
perché li si ritiene ancora in vita e la loro storia potrebbe
essere modificata da ulteriori interventi.
Il culto del precedente, bussola insostituibile di ogni buon impiegato,
avrebbe presto occupato un posto di assoluto rilievo nella cultura
professionale della burocrazia e la ricerca in archivio avrebbe rappresentato
l'indispensabile prerequisito di ogni seria attività burocratica.
(Pagina aggiornata al 14/04/2000)