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"Commissione temporanea di legislazione" per una Proposta di Legge sul decentramento (la prima ipotesi di Regioni)

Estratto dall'intervento di Stefano Sepe al Seminario di Studio organizzato dal Centro di Ricerca sulle amministrazioni pubbliche "Vittorio Bachelet", su I modelli organizzativi delle amministrazioni pubbliche tra accentramento e decentramento: dalla riflessione storica alle prospettive di riforma. Roma 25 marzo 1996, pubblicati a cura di Stefano Sepe nella collana Quaderni n. 14, Giuffrè Editore, Milano 1999

Le parti in corsivo o in grassetto non fanno parte del testo originale né hanno riferimento alle opinioni dell'Autore del brano, ma sono commenti e sottolineature grafiche della Redazione di questo web.


[…]

Il 16 maggio 1860 il ministro dell'Interno del Regno di Sardegna, Farini, propose la istituzione di una "sezione temporanea di legislazione" presso il Consiglio di Stato per studiare i provvedimenti necessari [all'organizzazione del nascente stato unitario]. Il 24 giugno successivo fu approvata con legge l'istituzione di una "commissione temporanea di legislazione" composta da 20 persone tra deputati, senatori e consiglieri di Stato [una delle prime famose Bicamerali]. Punti cruciali, posti all'ordine del giorno di Farini con una sua nota erano: l'istituzione delle Regioni e l'ordinamento dei Comuni e delle Province. Il 31 agosto dello stesso anno il Presidente del Consiglio di Stato, Des Ambrois, inviò al ministro le proposte della commissione. Gli orientamenti governativi subirono un brusco cambiamento in seguito ai problemi, assai complessi, derivati dall'annessione del Regno delle Due Sicilie.

Al ministero dell'Interno, Farini (nominato Commissario regio per il Mezzogiorno continentale) fu sostotuito da Marco Minghetti, fautore dell'istituzione di "grandi province", alle quali destinare un gran numero di competenze. Era, in pratica, un disegno complessivo di Stato regionale. L'evoluzione della situazione politica aveva consigliato, però, Minghetti a rendere meno radicali le sue proposte, riducendo la Regione ad un "consorzio permanente di province" rette da un Governatore regio.

Nel presentare il suo progetto alla Camera, il 13 marzo 1861, Minghetti delineava un modello di organizzazione amministrativa nel quale gli Enti locali si vedevano attribuite funzioni consistenti fino ad allora di competenza dell'amministrazione statale. L'opposizione ferma della Commissione incaricata di predisporre la relazione per l'aula indusse il governo a presentare unicamente delle "disposizioni transitorie" sull'ordinamento amministrativo dalle quali era scomparso ogni accenno alla creazione di un ente "intermedio" tra Stato e provincia.

La scelta governativa fu determinata dal rafforzarsi dello schieramento ostile al decentramento. Le pressioni furono esercitate in modo massiccio anche fuori del Parlamento. Ne è testimonianza un opuscolo di Giovanni Battista Giorgini, pubblicato immediatamente dopo i "decreti di ottobre" (quasi a sanzione dell'avvenuto accentramento) nel quale si poteva leggere: "Non c'è dunque ragione alcuna per creare questo nuovo potere intruso, ibrido, parassita, che non potrebbe vivere altro che a spese dello Stato e della provincia. Dalla provincia allo Stato non c'è che un passo." A questa valutazione giorgini faceva seguire una preoccupazione più direttamente politica, sostenendo che quanti erano rimasti "affezionati al vecchio regime" avrebbero avuto dall'ordinamento regionale motivi per "nutrire la speranza" e per "coltivare il desiderio delle perdute autonomie". "Le Regioni - concludeva - non sono dunque un mezzo di conciliazione ma un'arma che si metterebbe in mano ai nemici dell'ordine presente".

La proposta di istituire le Regioni fu rapidamente seppellita. Sorte non dissimile toccò alle ipotesi di modificare la legistazione sugli Enti locali, vigente nel Regno di Sardegna (Legge Rattazzi del 1859), ed estesa ai territori annessi. Anche in questo caso, il mutamento di rotta dei gruppi dirigenti fu molto marcato, passando dalla propensione aperta a ricercare forme di autonomia per le amministrazioni locali alla scelta di un sistema rigidamente accentrato.


(Pagina aggiornata al 03/04/2000)

 
   
   
 
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