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Buongiorno a tutti e benvenuti al seminario sugli "Enti Territoriali e Società dell'Informazione: la riforma federalista e la rete". La giornata odierna è [parte di] un ragionamento [complessivo] che è stato organizzato come un insieme di iniziative [seminariali], che si sono tenute la settimana scorsa [in varie Città italiane:] da Milano fino a Napoli, passando per Trieste, Bologna e Palermo. [Questi] seminari hanno seguito il convegno nazionale (Roma 30 giugno 1 luglio 1999) e precedono la stesura di un documento [che conterrà il] piano d'azione nazionale per la Società dell'Informazione.
La decisione [di tenere questi seminari intermedi] è avvenuta a cavallo dell'estate, (con tutti i problemi del periodo di ferie) ma abbiamo cercato comunque di organizzare nella giornata di oggi, che viene a conclusione delle altre iniziative, interventi di protagonisti, di realizzatori, di soggetti che si sono trovati a operare a cavallo tra i temi della Pubblica Amministrazione, del mercato, dell'occupazione, della formazione, della cultura, della trasformazione in essere dei servizi e delle infrastrutture di rete. Cioè l'obiettivo che abbiamo oggi non è soltanto centrato su uno dei capitoli [dell'attività del Forum] - che pure costituisce un'architettura logica di un piano di azione - ma su un punto di vista di soggetti che hanno dovuto rimuovere difficoltà, hanno dovuto affrontare problemi, hanno conseguito dei successi parziali o totali. In altri termini, una giornata di riflessione sulla realizzazione della Società dell'Informazione. Io voglio solo dire al riguardo due brevissime cose. La Società dell'Informazione è un processo che si colloca alla confluenza di un sistema di interessi economici e di un sistema di cittadinanza. Il sistema di interessi economici diventa sempre più globale ed attiene alle politiche, alle trasformazioni, ai mutamenti degli interessi, dei rapporti di forza, delle strutture di produzione. Il sistema di cittadinanza avviene all'interno di un meccanismo che è evidentemente locale, come dicono anche le analisi e le valutazioni [fatte in questi mesi]: gli enti territoriali sono considerati dai cittadini i gestori della stragrande maggioranza dei sistemi di relazione, ma per il fatto di essere locali sono tutt'altro che semplici. Esiste una notevole complessità anche nella dimensione locale, che non era tipica di una società più stabile e, per certi versi, strutturata in una maniera anche più semplice. La confluenza tra un sistema di interessi economici e un sistema di cittadinanza locale, è anche la confluenza tra un orizzonte globale e un radicamento locale in cui operano soggetti e attori che sono in realtà molti e che, nel loro insieme, costituisco-no una classe dirigente, la quale, non a caso, ha come temi principali quelli che sono propri della formazione di una classe dirigente. A me pare che il rapporto pubblico privato non è più soltanto un'esigenza di buon vicinato tra ottiche e culture diverse, [dato che] viviamo in una situazione difficile, perché la mancanza di servizi tende a generare pochi utenti e la carenza di utenti è uno dei fattori che costituisce un motivo di disinvestimento da parte dei produttori di contenuti nei confronti dei servizi innovativi, e questo è uno dei problemi [tipici del] nostro paese, ma non in generale di altri paesi. Come potete leggere in Digital Eco-nomy n. 2, che è uno [degli ultimi report] del Governo Americano, in cui è dimostrato che alcune realtà statunitensi sono in una fase in cui il decollo è già avvenuto. Dicevo, il rapporto pubblico privato, quindi, non è soltanto un problema ideologico, bensì è il problema di costruire una massa critica di servizi e di utenti che sia capace, sulla base di un patto di fiducia [reciproca], di saltare gli ostacoli, di immaginare, di riorganizzare su livelli e frontiere nuove un sistema innovativo. In questo senso è [un problema] molto nuovo rispetto al passato: non è lo Stato che cambia sé stesso e l'economia che si occupa dei propri valori, ma è un insieme molto più intrecciato. Ora, su che substrato avviene questa operazione, questa intesa? Secondo me avviene sul substrato che è l'informazione cioè, banalmente, [dentro e con] la Società dell'Informazione. Ma se l'informazione è l'elemento fondamentale su cui avviene il processo di valorizzazione, è evidente che l'eliminazione delle barriere che impediscono la circolazione dell'informazione, è l'elemento fondamentale per far sì che essa costituisca un valore. [Stiamo parlando del]l'interscambio tra le anagrafi, le informazioni interne alla Pubblica Amministrazione, la trasparenza, l'integrazione tra gli archivi, certamente [nel rispetto di] quanto la privacy richiede per la tutela degli individui. Se, però, l'informazione non è di complessità sufficiente, se non è l'insieme di con-tributi e di apporti di un numero molto grande di soggetti, è evidente che il contenuto, l'oggetto della Società dell'Informazione sarà intrinsecamente povero. Quindi quella che secondo me è [sempre stata] un'esigenza tradizionale di pubblicità e di democrazia della Pubblica Amministrazione, oggi è anche un'esigenza economica e sociale, [basilare] per diminuire la distanza tra il nostro paese e altre realtà. Ora, io credo che rimuovere queste barriere richieda sicuramente una testa politica - oggi sentiremo parecchi protagonisti rappresentanti veri e reali di interessi costituiti - che ha bisogno secondo me [di] una testa e di un tavolo di concertazione locali, poiché l'esperienza di questo paese e l'esame effettuato di molte [realizzazioni] dimostrano che senza questi tavoli, senza queste volontà locali difficilmente si trovano dei servizi. Ma - e su questo concludo - io tendo a sostenere una cosa ancora più drastica che è oggetto ovviamente della discussione di oggi: non è pensabile ottenere risultati se non ci sono strutture operative a livello locale. Se non ci sono in sostanza dei soggetti agenti che non si limitano a predicare o a supporre che delle idee possano trovare direttamente e immediatamente un loro avverarsi, un loro concretarsi nelle opinioni dei cittadini, ma, come sempre avviene, le idee sono in grado e devono essere in grado di strutturare dei soggetti, delle agenzie, delle società, degli enti locali, delle forme attive, che sono tutte da indagare, né sono sempre identiche [nelle varie realtà locali] e che costituiscono l'elemento di snodo [nella costruzione di servizi]. Ho provato, in queste poche parole, a riassumere una nota molto lunga che è in distribuzione all'ingresso ed è disponibile sul sito web di Palazzo Chigi; la nota è lunga perché ci si attendono critiche e perché si apriranno, come su altre materie, liste di discussione che potranno arricchire, modificare, rafforzare le idee. [A questo punto] darei immediatamente la parola a Beppe Rao, coordinatore nazionale del Forum, che illustrerà il disegno ed il senso generale dell'iniziativa. Ma prima ringrazio il Presidente della Regione Piemonte Ghigo, il Sindaco di Torino, prof. Castellani e la Presidente della Provincia di Torino Mercedes Bresso per aver reso possibile quest'evento. |
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