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Intervento di Mario Fierli, Ministero Pubblica Istruzione La sostituzione della dott.ssa Bertiglia da parte mia nella scaletta degli interventi è un esempio di applicazione istantanea del principio di sussidiarietà a cui si riferiva nel suo intervento il sindaco Castellani. La dott.ssa Bertiglia, infatti, in questo momento partecipa a una conferenza stampa indetta a proposito dell'intensa collaborazione fra Provveditorato di Torino e Enti Locali sul terreno dell'innovazione tecnologica e nell'ambito dei servizi, ovvero proprio sui medesimi temi di questo convegno. Mi sono assunto quindi l'onere di avvicendarla, ma vorrei anche cogliere l'occasione per illustrare più in generale le iniziative che riguardano la pubblica istruzione, e quindi le scuole e il relativo ministero, con la consapevolezza che in questo momento il ruolo centrale spetta alle attività delle unità scolastiche - e non quelle ministeriali. In ogni caso posso pensare che la dott.ssa Bertiglia si riconoscerebbe in quello che dirò. Molti dei presenti certo conoscono il quadro generale di intensa riforma che il ministro Berlinguer ha messo in movimento nel sistema scolastico italiano. Il sistema scolastico e la sua organizzazione amministrativa stanno infatti affrontando sempre più rapidamente una gamma molto vasta di problemi, ovvero un ampio processo di ristrutturazione organizzativa, curriculare, sistemica e intellettuale. Quest'ultima è certamente quella che presenta le difficoltà maggiori - concordo pienamente con quanto ha detto in merito il sindaco Castellani: di fronte a problemi di grande importanza e decisivi si colloca infatti una cultura amministrativa arretrata e rigida; né bisogna vergognarsi ad ammettere questo fatto: le situazione è analoga da tutte le parti. I due aspetti più importanti del processo di riforma sono la realizzazione della autonomia delle scuole e la riorganizzazione del ministero della Pubblica Istruzione. Per quel che riguarda l'autonomia, anche la sola lettura del suo Regolamento, conseguente alla "legge Bassanini", fornisce importanti indicazioni sulla misura delle innovazioni che essa introdurrà nel sistema. Allo stesso modo la gamma delle possibilità che si aprono nell'ambito della riorganizzazione del ministero è tale da sovvertire completamente l'ottica del sistema. Si tratta del resto di un processo che - come nel caso delle Finanze - avverrà in anticipo rispetto a quello degli altri ministeri. Il ministro Berlinguer ha infatti ottenuto - a mio parere giustamente - di poter anticipare sperimentalmente la riforma, proprio perché il governo del passaggio all'autonomia - l'altro grande impegno progettuale sistemico che ci troviamo davanti - sarebbe stato intrinsecamente impossibile senza contestualmente metter mano all'organizzazione e alle procedure amministrative. Non posso inoltre tacere altri importantissimi aspetti dei decreti, leggi e patti che nel loro insieme costruiscono lo sfondo di riforma:
Torniamo ora alla riorganizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione per accennare al quadro che si va determinando. Dall'intreccio tra questa riforma e l'autonomia delle scuole nascerà un vero quadro di sussidiarietà. Poiché è un processo che parte dal basso, l'autonomia delle scuole postula che la cellula di base di erogazione e di organizzazione dei servizi verso gli studenti, ma anche verso i cittadini, sia appunto la singola unità scolastica. Il livello di organizzazione successivo in previsione è la rete delle scuole, che trova la sua forza nelle scuole stesse: questo fatto è una delle vere novità forti dal punto di vista del sistema. È prevista poi nella riforma la creazione di organismi che hanno il nome provvisorio di centri intermedi di servizio. Si ipotizza che essi si collochino al di sotto del livello regionale - forse anche al di sotto di quello provinciale - e la loro definizione è uno dei problemi più difficili che abbiamo. Avranno come compito fondamentale l'assistenza alle scuole per quanto riguarda la condivisione delle conoscenze, la formazione del personale, la creazione di centri di supporto all'azione delle scuole e dei docenti, per esempio centri multimediali - a cui noi teniamo moltissimo, perché sono strumenti fondamentali affinché l'innovazione tecnologica venga davvero accettata. I centri intermedi di servizio avranno insomma una valenza prevalentemente professionale, perché l'azione amministrativa sarà in essi mero supporto all'erogazione dei servizi di questo tipo nei confronti delle scuole. È una sfida difficilissima, perché si tratta di istanze organizzative attualmente quasi inesistenti o che, per meglio dire, esistono solo in alcuni casi grazie all'attività pionieristica, che pure ha parecchi anni, di alcuni Provveditori, come quello di Torino, appoggiata in larga misura degli Enti locali. (Siamo anzi molto lieti che la più ampia saldatura attualmente esistente tra Ente locale, Amministrazione e Scuola si attui proprio su questo terreno). L'Ente locale attualmente dialoga a volte con le reti di scuole, a volte con il Provveditore: in futuro dialogherà con queste strutture intermedie in via di definizione, che saranno flessibili, variabili, non rigide, e soprattutto non determinate una volta per tutte. Abbiamo infatti imparato che la realizzazione di strutture predeterminate ci condanna alla fabbricazio-ne di scatole vuote; eviteremo perciò in tutti i modi di crearne. Con la riforma avremo poi un punto di amministrazione forte a livello regionale: la gran parte dei poteri della Pubblica Istruzione sarà infatti trasferito alle Direzioni Regionali. Si tratta di un elemento autenticamente importante dal momento che al presente, come molti sanno, la scuola non ha un potere locale forte e capace di dialogare davvero con la Regione e nemmeno con un grande Comune. Il Ministero della Pubblica Istruzione perderà cioè progressivamente i rapporti diretti con le singole scuole, assumendo un nuovo ruolo generale di organizzazione dei servizi, di gestione astratta dei processi e di definizione delle strategie. Va detto però con molta franchezza che esistono alcune situazioni per cui sarà inevitabile mantenere una organizzazione verticale, il che non significa che sarà necessariamente centralistica. Tra queste c'è appunto la gestione dell'informazione; sarà necessario mantenere comunque sistemi informativi di tipo verticale per ragioni sia di visibilità, per evitare la dispersione di un patrimonio consolidato, sia per rispondere agli adempimenti che il Ministero della Pubblica Istruzione ha ancora in carico, come per esempio la gestione del personale, quello principale, e altri ancora. Questo è il panorama. In tale panorama noi abbiamo in questo momento a disposizione due "oggetti", che sono nati indipendentemente l'uno dall'altro, ma che stanno ora convergendo in modo unitario - questo percorso del resto era prevedibile da parte di chi avesse analizzato con attenzione i fatti. Mi riferisco da una parte al Sistema Informativo della Pubblica Istruzione e dall'altra al Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche. Nel suo intervento il Presidente Ghigo non ha elencato il nostro sistema tra quelli con vizio centralistico, ma io devo ammettere che abbiamo avuto questo vizio e che forse in buona parte lo abbiamo ancora. Noi infatti stiamo gestendo la riforma di un sistema informativo che ha la ventura positiva di venire da lontano e che però, proprio per questa sua origine, porta ancora i segni di una logica di amministrazione del personale fondata sugli aspetti procedurali. Il passaggio da una logica di amministrazione delle procedure a una logica di gestione dei servizi è difficile. Per meglio dire è facile dal punto di vista tecnologico - stiamo imparando rapidamente - ma è molto complicato da quello culturale, dell'organizzazione, delle figure professionali; stiamo comunque compiendo passi considerevoli anche in questo settore. Entro pochi mesi, fortunatamente, dovremmo riconfigurare nelle linee essenziali il nuovo sistema, perché dovremmo passare a un nuovo contratto di gestione. Il Sistema Informativo della Pubblica Istruzione è gestito in outsourcing. Deve quindi modificare il metodo e ci vuole tempo prima che questo si faccia. Quindi siamo costretti ad avere fretta: per delineare le linee essenziali. del nuovo sistema pensiamo di dar vita a una Commissione aperta. Affermo in questa sede con molta convinzione, e senza promettere niente che non possa essere mantenuto, che questo sistema crescerà aperto e decentrato. Devo anche dire che quando il ministro Berlinguer entrò al Ministero si trovò di fronte a un oggetto che ormai era già determinato; ci si rese immediatamente conto che il sistema era chiuso e centralistico; però, come molti dei presenti sanno, i contratti di outsourcing quadriennali impongono rigidità e vincoli che non si possono superare con la sola volontà, ci vuole tempo. Per contro non sembra che noi siamo poi molto in ritardo rispetto al panorama nazionale. L'altra faccia del problema, l'altro grande sottosistema che abbiamo messo in piedi è, come ho detto, il Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche. Il personale della scuola lo conosce bene: con quest'anno saranno stati investiti 500 miliardi per dotazioni informatiche, sviluppo e innovazione tecnologica nelle scuole sul versante della formazione. Con quest'anno tutte le unità scolastiche saranno state interessate da questo finanziamento, almeno dal suo livello minimo, e la maggior parte di esse sarà stata toccata in misura tale da poter organizzare una didattica multimediale. Come ho detto, le due iniziative erano nate separatamente e successivamente hanno trovato pian piano un punto di convergenza e anche punti di contatto molto forti. Ciò si è verificato soprattutto sul terreno dei servizi in rete, che vengono ormai progressivamente resi non solo agli studenti, ma anche ai docenti e ai cittadini a tutti i livelli. Abbiamo esempi di servizi in rete resi da scuole a altre scuole e al territorio, dai centri territoriali già esistenti in varie situazioni - tra cui il Piemonte - dai Provveditorati, soprattutto da quelli più grandi, dal Ministero della Pubblica Istruzione e dagli organismi collegati, Biblioteca di Documentazione Pedagogica di Firenze e Centro Europeo per l'Educazione. Non si deve pensare che i servizi in rete possano interessare solo alcuni livelli del sistema; tutti devono imparare a erogarne, ognuno con le sue competenze. Non è infatti immaginabile che i servizi siano tutti erogabili dalla sola cellula finale, la singola scuola. Si tratta di un "mestiere" che stiamo imparando. Dobbiamo riconoscere che le cose sono andate particolarmente bene dove su questo terreno abbiamo incontrato gli Enti Locali, lo ripeto. Sono numerosissime le occasioni - più di quanto si creda - in cui proprio su questo terreno gli Enti Locali ci hanno aiutato, anche se devo fare la scontata constatazione che l'Italia non è tutta uguale. Ci sono luoghi in cui abbiamo addirittura ridondanze: in alcune località le scuole hanno da tempo almeno sette modi diversi di entrare in Internet gratis - lo dico scherzosamente! - mentre in altri, fino a pochi mesi fa (quando l'accesso alla rete non era ancora gratuito), alcune scuole dovevano pagare con i finanziamenti ministeriali anche questo banale e modesto servizio di base. Come dicevo, i due mondi, della formazione da una parte e dell'amministrazione dall'altra, hanno trovato pian piano un terreno comune nei servizi. Lo dico in maniera icastica e semplice: chi entra nel sito della Biblioteca di Documentazione Pedagogica di Firenze o in quello del Ministero della Pubblica Istruzione, certo trova da una parte le informazioni didattiche e dall'altra quelle a carattere normativo, tuttora ben distinte; tra i due settori però si collocano ormai anche materie intermedie e tutta una serie di opportunità su cui la distinzione si perde, perché non ha più senso: si tratta infatti di un servizio di sistema. Insomma: si delinea un sistema largamente unitario, che certo distingue materie e strumenti nelle sedi opportune, ma si pone come obiettivo fondamentale la continuità interna degli elementi che lo costituiscono; ciò porta a un esercizio molto complicato, costringe alla riunificazione di punti di vista molto diversi. Come si incrocia questo processo col rapporto con gli enti locali? Noi - devo confessare molto francamente - stiamo andando avanti in maniera un po' empirica, un po' euristica, cercando di migliorare man mano l'approccio con soluzioni che forse tuttora potranno sembrare contraddittorie. Per esempio, proprio per il trasferimento dei dati dal Sistema Informativo alle Regioni il Ministro ha firmato un'intesa con la Regione Emilia Romagna: si è identificata la scuola come punto di raccolta delle informazioni di base, e nella convenzione è previsto che la Regione possa utilizzare questo punto di raccolta per avere i suoi dati, alla stessa stregua del Ministero. Siamo arrivati fino al punto di modificare il software che le scuole avevano per poter consentire questa operazione. Non è affatto detto che questo modello sia generalizzabile. Può anzi darsi che non sia l'operazione di sistema del futuro, ma resta il fatto che in questo momento ci risolve alcuni problemi per cui dobbiamo andare in questa direzione. Faremo la stessa cosa con la Toscana e con chiunque vorrà. Naturalmente è sostenibile l'idea che si vada a una sorta di intesa sparpagliata con le diverse Regioni, però a mio giudizio un quadro di intesa complessiva vincolante con l'intero sistema degli Enti locali e delle Regioni non è maturo in questo momento, per cui, attendendo la soluzione sistemica globale, si rischierebbe di bloccare le situazioni, anziché risolvere i problemi. Ho accennato insomma a uno dei possibili modelli, che non elimina la possibilità di accordi verticali. A me sembra che abbiamo realizzato un modello convincente in un altro caso, a proposito della gestione dell'edilizia scolastica. Questa materia, secondo la legge Masini, è in mano alle Regioni e ciascuna di esse dovrà realizzare il suo archivio per la edilizia scolastica. Abbiamo un accordo preciso per cui il Ministero della Pubblica Istruzione fornisce un supporto di tipo tecnico, per garantire che ogni Regione non faccia un archivio diverso, e che sia invece possibile far circolare in modo verticale le informazioni. Diversamente sarebbero possibili solo azioni regionali. Voglio dire che si è trovato un accordo tra coordinamento regionale e Ministero della Pubblica Istruzione per la realizzazione di archivi che, pur rimanendo individuali e realizzati dalle singole Regioni con finanziamenti che vengono suddivisi, mantengono unitarietà dal punto di vista strutturale. È sicuramente poco; mi rendo anzi assolutamente conto che siamo ancora molto lontani da una grande convoluzione, per così dire, di tutti i Sistemi Informativi, però si tratta di passi che hanno una grande importanza sperimentale. Per la stessa ragione, quando qualche mese fa la dott.ssa Bertiglia e l'Ing. Ferrero vennero al Ministero e discutemmo della possibilità di scegliere Torino come sede di un grande esperimento locale [DI SPERIMENTAZIONE NEL CAMPO DELLE TECNOLOGIE DI RETE NELLA AMMINISTRAZIONE PUBBLICA], noi abbiamo aderito con entusiasmo. Abbiamo aderito, devo dire, "egoisticamente", perché questa esperienza ci aiuterà a capire meglio i termini generali del problema. Io sono molto contento del fatto che il sindaco abbia detto "bisogna fare sperimentazioni", perché mi sto riferendo appunto a una sperimentazione. C'è già un documento di base, piuttosto cospicuo che verrà poi distribuito, e che il Provveditore ha preparato riferendosi a una materia vastissima. Non so riusciremo a affrontare tutto, ma abbiamo deciso - il Provveditore di Torino ha giustamente e saggiamente deciso - di affrontare l'intera complessità del problema, non di tutta la Pubblica Amministrazione, ma della Scuola. Non è poco, perché tutte le istanze organizzative e decisionali che ho elencato, dalle scuole, ai centri territoriali di servizio, alla direzione regionale, sono materia tale da originare una complessità davvero notevole. Siamo lieti di incontrare in concreto 402.000 studenti, 41.000 docenti, 680 capi di istituto, 8300 operatori scolastici, 880 sedi scolastiche, 2250 plessi succursali: è davvero un sistema! Ci sono paesi del mondo che vengono citati per molto meno di un patrimonio umano e materiale di questa ampiezza. Introdurre elementi di novità nella politica del Ministero della Pubblica Istruzione è un tentativo difficilissimo, perché le norme amministrative, i sospetti, le gelosie, le preoccupazioni di essere corretti, sono tali da non rendere facile i rapporti. Tuttavia noi, almeno sul terreno della formazione, abbiamo aperto in vari modi, ottenendo anche risultati molto interessanti, che ora perfezioneremo ulteriormente e che cercheremo di organizzare in maniera più sistematica, per ottenere un interessamento delle imprese verso la scuola italiana. A Torino, da quello che so, le imprese dialogheranno con il citato progetto di sperimentazione e quindi in questo caso vengo a promettere una cosa già promessa, già decisa. Non posso certo garantire il risultato finale; garantisco però che si è cominciato un itinerario e che, con tutte le cautele imposte dal fatto che si tratta appunto di un esperimento e dal fatto che il Ministero e il suo Sistema Informativo in particolare hanno numerose rigidità, noi non abbiamo difficoltà ad aver scelto Torino, davvero come uno dei poli, o forse come il polo. Grazie |
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