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I Intervento dell'On. Enzo Ghigo, Presidente della Regione, Vicepresidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome
Obiettivo dell'intervento Nella duplice veste di Presidente della Regione Piemonte e di Vicepresidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, articolerò il mio intervento su più livelli: gli ostacoli che le Regioni incontrano nell'avviare iniziative in attuazione delle riforme, l'esperienza, a titolo di esempio, della Regione Piemonte, il nostro piano strategico, la nostra proposta. Le leggi "Bassanini" ed i relativi decreti di attuazione hanno creato i presupposti normativi per costruire un'Amministrazione più efficiente e moderna attraverso lo snellimento e la semplificazione delle procedure, il decentramento amministrativo, la trasparenza. Si tratta di una grande scommessa che la Pubblica Amministrazione vincerà se saprà trasformarsi radicalmente recependo compiutamente lo spirito del progetto di riforma. Progettare il cambiamento usando e valorizzando le risorse disponibili Una trasformazione che va progettata con grande attenzione, con una concertazione di intenti che faccia accantonare gelosie e difese di ruoli ormai superati, che consenta di approntare un apparato strumentale adeguato al raggiungimento degli obiettivi. Chi ha compreso e vuole attuare realmente le riforme sa che occorrono coraggio, determinazione, forza di volontà per avviare iniziative realmente utili e coerenti con gli obiettivi di riforma. E che occorre utilizzare le potenzialità presenti nel Sistema-Paese ai vari livelli di aggregazione. Il ruolo delle Regioni Per questo dico che lo Stato deve aiutare le Regioni ad esercitare il loro naturale ruolo di snodo e di coordinamento nei confronti delle autonomie locali. E' impensabile, in un moderno sistema europeo, riformare attraverso progetti che coinvolgano Stato ed Enti Locali ma escludano le Regioni, vanificando di fatto il motivo della loro stessa esistenza e sminuendone il ruolo nei temi più delicati, quali la sicurezza o il governo del territorio. Gli ostacoli alla piena attuazione della riforma Occorre che lo Stato riconosca alle Regioni questo ruolo, anziché agire in modo contraddittorio, approvando leggi di princìpi che promuovono il decentramento, senza rimuovere gli ostacoli (o addirittura emanando norme o approvando iniziative) che lo impediscono nei fatti. Si assiste così al trasferimento di compiti non accompagnato da adeguati trasferimenti di risorse, all'arroccamento di certa burocrazia nella difesa dei dati che vengono considerati di propria esclusiva proprietà, anche avvalendosi di norme che pertanto vanno modificate; si ritorna al passato nella progettazione di sistemi informativi settoriali centralizzati (banche dati centrali con terminali in periferia, che ignorano i sistemi locali già esistenti e le Reti Unitarie delle Pubbliche Amministrazioni locali già operanti). Per citare due casi eclatanti si pensi a due progetti nazionali, il Sistema Informativo sul Lavoro e quello sulla Montagna, peraltro già criticati in diverse sedi dalle Amministrazioni locali perché si contrappongono al modello di riferimento che esse, con notevole sforzo, hanno progettato in questi anni per garantire un corretto funzionamento di flussi tra sistemi locali e sistemi centrali, in un disegno di armonico interagire dei sistemi informativi della pubblica amministrazione che deve essere riconosciuto anche a livello centrale. Le RUPAR e il loro modello Si tratta di un disegno condiviso da molte Regioni che, come la Regione Piemonte, stanno realizzando le loro Reti Telematiche, conformi alle norme definite dall'AIPA - le cosiddette RUPAR - e progettando i primi servizi di cooperazione applicativa e di interscambio: stanno così nascendo progetti che prevedono di utilizzare i servizi disponibili su RUPA e RUPAR basati su un modello di riferimento condiviso ed esportabile che riconosce a ciascuna pubblica amministrazione, a qualunque livello di governo, i ruoli ed i compiti ad essa attribuiti. Questo modello salvaguarda l'autonomia delle singole amministrazioni, delle reti già esistenti, dei sistemi elaborativi nella loro eterogeneità e nel loro diverso livello di distribuzione, e dà spazio all'indispensabile attuazione del principio di sussidiarietà e collaborazione, alla valorizzazione autentica delle autonomie, al federalismo effettivo. Un modello di riferimento che dunque discende direttamente dai principi contenuti nelle Bassanini, da attuare sulla base di linee guida e di strumenti organizzativi che devono essere organicamente individuati per l'intero Paese, anche attraverso un pragmatico riconoscimento degli strumenti più efficaci già esistenti. Il "sistema" Piemonte come modello di integrazione Ad esempio in Piemonte, regione che vanta un livello tra i più avanzati
nello sviluppo dei sistemi informativi pubblici (che in virtù di questo
primato ospita il Centro di Coordinamento degli enti territoriali
del Forum per la Società dell'Informazione promotore dell'odierno
seminario), esistono le condizioni per realizzare un salto di qualità:
si tratta di dare attuazione al modello organizzativo innovativo della
funzione pubblica regionale promosso dalle leggi di riforma e, facendo
leva sulle tecnologie della comunicazione e dell'informazione, progettare
il "Sistema Informativo Unitario della Pubblica Amministrazione
Regionale". Gli obiettivi della RUPAR La RUPAR piemontese consente di attuare l'interconnessione dei sistemi informativi degli enti pubblici e dunque di sviluppare nuove forme di interscambio con cittadini, imprese, privati. Rappresenta il passaggio essenziale per disegnare un nuovo scenario nel Sistema-Piemonte, con nuove occasioni di sviluppo per l'economia e l'occupazione e con un'amministrazione moderna capace di interagire con maggiori efficienza ed efficacia con la società. Banca Dati della Popolazione Regionale Tra i primi servizi applicativi basati sulla RUPAR, la Regione Piemonte ha promosso il progetto di realizzazione di una Banca Dati della Popolazione Piemontese che, peraltro, ha ricevuto un riconoscimento ufficiale da parte del Forum della Pubblica Amministrazione ed è stato individuato dal Ministro per la Funzione Pubblica come candidato alla selezione delle best practice nella Pubblica Amministrazione in vista della Conferenza Europea che si svolgerà la primavera prossima a Lisbona. Sulla base di questo progetto, il 4 agosto scorso la Regione Piemonte ha sottoscritto con il Ministero delle Finanze la Convenzione nella quale si impegna a rendere disponibile al Ministero i dati della popolazione piemontese in cambio della messa a disposizione da parte del Ministero della base dati indispensabile per la gestione dei tributi affidati alla competenza regionale. Le molteplici iniziative di questo genere, in sintonia con il disegno di riforma, trovano inaspettati impedimenti che sembrano testimoniare la mancata volontà di attuarlo realmente. Il piano strategico della Regione Piemonte Il piano strategico che la Regione Piemonte sta costruendo deriva dalla considerazione che la Tecnologia dell'Informazione fornisce gli strumenti per operare nella direzione di:
Al piano, che per il Piemonte comporta immediatamente la valorizzazione della Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione Regionale, nonché del cospicuo patrimonio di strumenti informativi ed informatici già realizzati, sono assegnati gli obiettivi di:
Le azioni strategiche Per perseguire questi obiettivi sono necessarie le seguenti azioni strategiche:
Gli strumenti informativi da realizzare La progettazione del Sistema Informativo Unitario della P.A. Regionale,
così come sta avvenendo per il progetto degli sportelli unici per
le attività produttive, dovrà attuarsi attraverso la realizzazione
di sistemi informativi interente, e cioé di sistemi capaci di assicurare
ai processi di decisione pubblica, svolgimenti il più possibile certi,
lineari e uniformi, e quindi tali da ridurne i tempi e i costi di
esecuzione a beneficio di tutti gli enti coinvolti e dei loro clienti.
Conclusioni Concludo con una proposta di carattere generale che reputo di estrema utilità affrontare in questa sede. In particolare propongo che, accanto agli strumenti legislativi che si stanno approntando, lo Stato:
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