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 Enti Territoriali e Società dell'Informazione:
 la riforma federalista e la rete - Torino, 27 settembre 1999
 
  Barra laterale Torino, 27 settembre Introduzione Relatori e documenti Comunicato finale


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Intervento di Andrea Giacardi, Presidente Gruppo AIT

Buonasera a tutti, grazie a Giovanni Ferrero che ha voluto invitarmi qui per potere esprimere le considerazioni maturate in seno all'AIT, aziende di informatica e telematica dell'Unione Industriale di Torino. Il nome dimostra gli anni che sono passati da quando è stato coniato, oggi si parlerebbe più che altro di aziende ICT.

L'AIT è un comparto piuttosto significativo all'interno dell'Unione Industriale della nostra provincia. È costituito da circa 110 aziende e, dato sicuramente più rilevante, conta oltre 6000 addetti, considerando solo il personale dipendente. Mille di questi posti di lavoro sono stati creati negli ultimi 18 mesi. AIT è fatta di aziende molto diverse tra di loro, una delle nostre aziende associate è il CSI stesso; ci sono aziende microscopiche dedicate ad un singolo aspetto dell'ICT e aziende, invece, di medio grandi dimensioni, magari anche quotate in borsa, presenti sul territorio nazionale, che possono qualificarsi come partner di primo piano della pubblica amministrazione per affrontare i progetti di cui si sta parlando in questo seminario.

Aziende diverse ma che condividono problemi, aspettative e, oserei dire, anche speranze. Tutti noi vediamo molto positivamente gli sforzi che il governo, la Presidenza del Consiglio dei Ministri sta facendo per lanciare il discorso della società dell'informazione. Questo potrebbe aiutarci a colmare il gap che abbiamo con diverse nazioni europee e non solo con gli Stati Uniti. Vediamo molto positivamente la nascita di questa società dell'informazione sia come cittadini, come individui, perché forse per la nostra formazione tecnica vediamo abbastanza chiaramente quali sono le opportunità che si vengono a creare per il singolo e per tutta la comunità, sia ovviamente come imprenditori, a maggior ragione come imprenditori del settore ICT.

Siamo consapevoli che laddove questo processo della società dell'informazione si è avviato si sono visti i risultati, abbiamo visto quale stimolo e spunto ha dato al settore dell'informatica e della comunicazione con risultati, in termini di ricadute occupazionali, che in alcuni casi sono stati eclatanti. Non so se è stato citato il caso degli Stati Uniti che non riescono a fare fronte con le risorse interne e hanno aumentato il contingente di immigrati che possono entrare, purché ovviamente specializzati nel settore dell'ICT.

Nel nostro settore lo sviluppo occupazionale c'è stato, ho detto prima, oltre mille posti di lavoro creati negli ultimi 18 mesi. Sono stati creati posti a Torino ma anche altrove in Italia, e tutti posti di lavoro caratterizzati da un alta scolarità. Direi però che questo boom nella creazione dei posti di lavoro è stato in buona parte dovuto a due fenomeni passeggeri: il famigerato anno 2000 o millennium bug e l'adeguamento all'euro. Ora, per quanto riguarda l'anno 2000 mancano poco più di 90 giorni e, anche se non sarà un processo che si chiuderà al 31/12 di questo anno, i grossi investimenti sono già stati fatti. L'euro poi, anche se è ancora da venire come moneta, vede già i processi assolutamente avviati.

Noi come aziende, ma mi piacerebbe poter dire, noi come nazione, come paese, abbiamo bisogno che gli investimenti generati dal processo di creazione della società dell'informazione diventino un elemento trainante per lo sviluppo del settore ICT.

Non siamo qui a chiedere politiche interventistiche del governo su di un settore che tra l'altro va bene. Però, sicuramente, ci auspichiamo che accadano alcune cose, per brevità mi limito ad elencarne solo due:

  • Che la scuola e l'università siano in grado di "produrre" un numero maggiore e adeguatamente preparato di risorse. Già oggi abbiamo dei problemi, qui a Torino ma non solo, nella capitale, a Milano e in tante altre aree della penisola, abbiamo difficoltà a trovare le risorse per portare a compimento il progetto. Sul Sole 24Ore sono state riportate, alcuni mesi fa, ricerche fatte da appositi istituti commissionate da enti governativi o dalla Microsoft e da altre major player dell'informatica che portano a dire che se non verranno attivate misure correttive in tempi brevi, tra due-tre anni verranno a mancare in Europa un milione e mezzo di posti all'interno dell'ICT. Ci sarà necessità di un milione e mezzo di persone e non saranno disponibili e quindi o perderemo delle opportunità o faremo ricorso all'immigrazione anche noi. Di questo milione e mezzo di posti mancanti a livello europeo, qualcuno dice un milione e duecentomila, la cifra è comunque enorme, visto che l'Italia è il quarto mercato ICT all'interno dell'Europa, una bella fetta è per noi. Con il tasso di disoccupazione attuale non ci possiamo permettere di perdere questo treno. Purtroppo, invece, vediamo dei segnali in contro tendenza. Sia qui a Torino che nella nostra provincia, nella nostra regione e anche nel resto d'Italia si sta verificando una diminuzione dei ragazzi che si iscrivono a percorsi formativi volti alla specializzazione nel settore delle ICT.

  • Che si possa arrivare ad una programmazione della domanda pubblica che consenta alle nostre aziende di fare per tempo gli investimenti necessari per poi proporsi come partner seri e qualificati della pubblica amministrazione nella realizzazione di questi ambiziosi progetti e, ovviamente, consenta anche alle nostre aziende di pianificare un ritorno da questi investimenti che possono essere veramente significativi.

La pubblica amministrazione dovrà fare degli investimenti colossali per realizzare questa società dell'informazione, investimenti che verteranno sicuramente sull'aspetto organizzativo, sull'aspetto formativo della struttura, sulla acquisizione di servizi di vario genere, ma comprerà sicuramente molti dispositivi hardware, software pacchettizzati, comprerà quindi tecnologie. Sicuramente non è questo in tecnologie l'investimento preponderante, ma credo che la realizzazione compiuta di un progetto di questo tipo porti a considerare una spesa in tecnologie dell'ordine delle migliaia di miliardi che andranno, nella stragrande maggioranza, a rimpinguare i bilanci già estremamente positivi di società estere, principalmente nordamericane (Cisco, Microsoft, ecc.).

È una situazione particolare: qui a Torino come in molte altre parti d'Italia, siamo degli esportatori fortissimi, e non solo nella moda e nel vino ma anche nelle tecnologie avanzate; però nell'ICT non ci siamo riusciti. Qui a Torino, sulle 110 aziende che in alcuni casi sono aziende leader a livello nazionale nel proprio mercato, presenti su tutto il territorio da Trento a Palermo, non sono più di cinque quelle che esportano, e anche per queste, l'esportazione costituisce briciole rispetto al fatturato. I problemi quali possono essere? Problemi dimensionali delle aziende, problemi di dimensione del mercato interno, problemi di tipo culturale?

Noi ci auguriamo che la nascita e l'avviamento del processo della società dell'informazione ci aiuti anche a colmare questa lacuna. Grazie.

 
   
   
 
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