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Intervento di Fiorenzo Grijuela, Sindaco Città di Ivrea L'ing. Ferrero nella sua relazione pone un interrogativo: "quali strutture operative a livello locale per lo sviluppo, per la comunicazione e l'innovazione?". Quesito analogo viene ripreso dal dr. Marcenaro quando si interroga su "quali politiche adeguate per la modernità in una logica dell'organizzazione e delle reti?". Sono questi temi ai quali dobbiamo dare una risposta che non può essere slegata dalle esperienze fatte. La realtà del Canavese è emblematica. Negli anni, il Canavese è passato da una realtà di grande impresa con piena occupazione, sviluppo tecnologico e legami con il territorio, ad un sistema di piccole e medie imprese, ad un forte spezzettamento della grande impresa che ridefinisce un suo ruolo in settori nuovi come le Telecomunicazioni e il software. Le trasformazioni non sono state indolori. Da un punto di vista occupazionale si è subito posto un interrogativo. Dobbiamo continuare a rimpiangere il passato o capire le trasformazioni e di conseguenza pensare con quali servizi supportare la piccola e media impresa? Da questa considerazione, l'avvio di un'esperienza di Patto Territoriale che ha accomunato in sé un binomio: comunicazione e innovazione. Il Patto Territoriale è partito da un'analisi degli elementi di debolezza,
ma anche di forza. Su questa base, il Patto Territoriale si è caratterizzato per una valutazione comune con le imprese sui bisogni innovativi e le trasformazioni necessarie. Contemporaneamente si è sviluppato un Tavolo di Concertazione che ha permesso, su temi diversi, di arrivare ad una definizione unitaria dei diversi attori sugli obiettivi stessi del Patto. Il Tavolo di Concertazione è divenuto uno strumento per il territorio, come un Consiglio di Amministrazione per un'azienda, che vaglia i processi e i problemi e da questi predispone il progetto per risolverli e inquadrarli in un giusto contesto. Si è sviluppata la logica di una visione di tipo unificante di un territorio molto spezzettato che lavora con più di 100 Comuni ed ha una popolazione che non arriva a duecentomila abitanti. Entrando nello specifico, posso citare un piano unico del Canavese per la formazione professionale, il protocollo d'intesa con le Banche per gli eventuali prestiti a cui dovranno accedere le aziende con il finanziamento del Patto Territoriale, il tentativo in corso di dare agli enti superiori un quadro di riferimento unico sulle infrastrutture materiali e immateriali necessarie al territorio. Se il Patto Territoriale e il Tavolo di Concertazione sono metodo e obiettivo di un lavoro, dobbiamo analizzare quali strumenti ha costruito in questi anni il territorio per utilizzare al meglio risorse e competenze fuori dalla logica rigida degli enti locali. Negli anni scorsi, in accordo con Provincia e Regione, utilizzando i fondi europei, abbiamo creato alcuni Enti Strumentali per lo Sviluppo. Il Distretto Tecnologico quale Agenzia per lo Sviluppo del Territorio che sviluppa e segue progetti nel settore dell'innovazione rivolta alle piccola e media impresa. Il Consorzio per la Formazione Professionale - Fo.r.um. che ha permesso al territorio del Canavese di essere un centro di eccellenza sulla formazione dei giovani, ma anche sulla riqualificazione della manodopera, collegando la formazione professionale col mondo universitario e il Politecnico per fare sinergia sul territorio. Lo Sportello Unico: il Comune di Ivrea, in accordo con il Distretto Tecnologico sta sviluppando un sistema in Rete su cinque sedi con le stesse specifiche e metodologie. La nostra esperienza, sia pur con fatica, dimostra come sia sempre pur necessario fare sistema all'interno di un territorio cercando di utilizzare al meglio tutti gli strumenti disponibili. Molte cose devono essere fatte: un'azione di marketing del territorio che riesca a comunicare i valori, le potenzialità dell'area e costruire un sistema di comunicazioni internazionali che portino i nostri prodotti fuori da un'area ristretta come quella regionale. Come enti locali dobbiamo essere sempre più attori dello sviluppo e questo si rafforzerà sempre di più con il consolidarsi dell'Europa. Il saper proporre, dialogare, offrire opportunità, sarà il ruolo dei prossimi anni. Per fare questo lo sforzo maggiore a cui indirizzare le risorse è la formazione dei cittadini e dei giovani. Una formazione che punti all'uso dei mezzi di comunicazione, all'informatica e alla capacità critica dell'individuo. Noi dovremo sempre di più costruire delle comunità professionali, comunità di persone che abbiano l'obbiettivo della formazione permanente per continuare a crescere nella loro professionalità ed evitare di essere emarginati a 45/50 anni. La formazione a distanza è un elemento interessante e utile sul quale nel nostro caso stiamo già operando sia con l'Università, che all'interno del sistema formativo e della riqualificazione. Non è più pensabile che degli individui, finiti gli studi, cessino ogni rapporto con la cultura e con l'innovazione. Lo sforzo del Paese deve essere rivolto alla continua crescita degli individui come un grande valore per una società che basa la sua forza sulle risorse umane. Grazie. |
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