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 Enti Territoriali e Società dell'Informazione:
 la riforma federalista e la rete - Torino, 27 settembre 1999
 
  Barra laterale Torino, 27 settembre Introduzione Relatori e documenti Comunicato finale


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Intervento di Raffaella Milano, Comune di Roma

Doveva essere qui Mariella Gramaglia che, oltre ad essere vice direttore generale del Comune di Roma, è, dal mese di dicembre, Presidente di Telecities, la rete europea che raccoglie più di cento città in Europa e che lavora proprio sulle tematiche di cui parliamo oggi. Mariella Gramaglia non è potuta essere qui, però abbiamo ritenuto essenziale essere presenti, soprattutto per ascoltare, quindi mi limiterò a qualche breve considerazione.

Innanzitutto, qualche parola su Telecities, per chi non la conosce. Telecities è infatti da annoverare tra gli strumenti attraverso i quali le città possono riconoscersi e avere voce come attori della società dell'informazione. E' una rete che nasce nel 93 da una costola di Eurocities e raccoglie, appunto, un centinaio di città di tutta Europa con l'obiettivo di utilizzare le nuove applicazioni informatiche e telematiche per lo sviluppo economico, sociale e civile delle città ed anche per contrastare i fenomeni di esclusione sociale nei due sensi: usare le risorse tecnologiche per affrontare i problemi di esclusione sociale in atto, ed evitare che proprio l'uso della tecnologia produca nuove forme di esclusione.

Si tratta di obiettivi molto generali e anche ambiziosi. Il lavoro di Telecities si svolge concretamente lungo due assi fondamentali. Il primo consiste nell'attività di rete, perchè Telecities nasce proprio dalla consapevolezza che non esistono modelli universali validi per tutti ma c'è una necessità primaria di mettere a confronto le buone pratiche, anche gli errori, le esperienze, quindi far circolare tra le città del nostro continente le sperimentazioni che vengono portate avanti. Il secondo sta nel rendere le città protagoniste nella costruzione delle politiche pubbliche, sia al livello europeo che al livello nazionale, per quanto riguarda lo sviluppo della Società dell'Informazione.

E' la prima volta, con Roma, che la Presidenza di Telecities viene assegnata ad un paese dell'Europa mediterranea; questo è anche un segno importante, che comporta anche l'impegno di questa presidenza di lavorare per contribuire a ridurre il gap, ancora molto forte, che c'è tra paesi del nord e sud europa; un gap che non è tanto nell'offerta, ma proprio nella domanda, perchè riguarda i diversi livelli di fruizione, il rendimento e l'innovazione amministrativa, la domanda di servizi.

Molti sono i problemi e le criticità che si incontrano nello sviluppo di queste linee di azione. Vorrei mettere a fuoco due nodi critici, a partire dall'esperienza di Telecities ma anche dal mio osservatorio specifico, che è quello dell'Ufficio Diritti dei Cittadini del Comune di Roma, un ufficio che, tra l'altro, coordina la rete degli Uffici Relazioni con il Pubblico, lavora sulla semplificazione amministrativa, cura le banche dati Internet sui servizi.

Due nodi critici che hanno a che fare, rispettivamente, con il rapporto tra autonomie locali e stati centrali, da un lato, e tra autonomie locali e cittadini, dall'altro.

Il primo punto riguarda il rapporto tra le autonomie locali e lo stato centrale. Si è già ricordato oggi, e Telecities lo ha recentemente sottolineato da parte del suo Presidente, la necessità che il patrimonio di sperimentazioni e di realizzazioni attivate dalle autonomie locali - magari per rispondere a problemi stringenti - entri a pieno titolo nella costruzione delle politiche nazionali della Società dell'informazione e che questa definizione di politiche pubbliche avvenga in modo nuovo e realmente partecipato. Prendendo a prestito una notissima metafora, non bisogna correre il rischio di ritornare dalla rete al castello, cioè occorre non ricreare meccanismi di carattere gerarchico a cascata, quando si tratta invece di costruire politiche pubbliche grazie al convergere degli sforzi di una pluralità di attori diversi.

Da qui, anche l'interesse per l'incontro di oggi e, più in generale, la necessità che le città abbiano un ruolo protagonista nella costruzione delle politiche nazionali su questi temi. Questo vuol dire anche costruire una cornice d'ordine attorno alle diverse sperimentazioni che vengono condotte. Le città sono impegnate in un lavoro di adeguamento ed in un ventaglio di sperimentazioni che riguardano la firma digitale, la carta di identità elettronica, il protocollo informatico, e così via: dalla nostra esperienza concreta emerge la necessità di avere punti di riferimento unitari, una sorta di tavolo unico, momenti di coordinamento non verticalizzati, dove tutte le istanze e le sperimentazioni trovino una cornice sistematica all'interno della quale potersi realizzare. Più di un intervento oggi hanno richiamato questa necessità, a partire da quello del Sindaco Castellani.

Un secondo nodo critico che, ovviamente, a un ufficio che si chiama "diritti dei cittadini" sta particolarmente a cuore, sempre nell'ambito del federalismo possibile, è la relazione tra tutto questo processo e la costruzione di un nuovo rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini.

Il federalismo, lo stesso principio di sussidiarietà sono realmente innovativi se sono connessi ad una profonda riforma dei rapporti tra cittadino e P.A. Il rischio, altrimenti, per i cittadini, è quello di ritrovarsi semplicemente, in una dimensione territoriale più limitata, tutti i vizi e i difetti dello stato centrale.

L'innovazione tecnologica, come la semplificazione amministrativa, sono processi che puntano sull'istaurarsi di un rapporto di fiducia tra amministrazione e cittadini. L'uso delle risorse tecnologiche e informatiche nel dialogo tra amministrazione e cittadino fa perno su un cittadino attivo, titolare di diritti, doveri e responsabilità che si interfaccia con l'amministrazione su un piano di pari dignità. Se il cittadino viene considerato solo come un utente passivo, o un ospite indesiderato, è difficile che questa riforma sia portata a compimento. Se, scusate la rozzezza, un cittadino incontra mille ostacoli per intervenire in un procedimento quando si presenta di persona ad uno sportello, è ben difficile che pensi di comunicare per posta elettronica con il proprio ente locale.

Molti passi avanti sono stati fatti, ma ci sono da vincere ancora resistenze ed ostacoli. Lo si vede anche nei processi di semplificazione amministrativa. Quando parliamo per la formazione nella P.A. di "alfabetizzazione informatica", occorrerebbe parlare anche, paradossalmente, di "alfabetizzazione alla cittadinanza", perchè altrimenti è difficile, anche con l'introduzione delle tecnologie, riuscire ad introdurre vere novità. Credo che la riflessione sulle risorse tecnologiche possa avere anche questo taglio. La strada del federalismo trova il consenso dei cittadini a condizione che il cittadino stesso veda riconosciuto il suo ruolo.

Quando i cittadini hanno diritto non solo di parola, ma anche di iniziativa concreta, quando non si cerca di ingabbiare ma si sostengono gli uomini e le donne che agiscono sul territorio, l'informatica può essere una grande opportunità di socializzazione alla cittadinanza.

Un piccolo esperimento - per dire che si tratta poi di cose anche molto concrete - lo abbiamo fatto a Roma qualche mese fa: la realizzazione di un concorso di idee tra le organizzazioni non profit per la attivazione di servizi in rete utili alla cittadinanza. Hanno concorso oltre 40 associazioni diversissime (tutela dei malati, centri sociali, associazioni culturali) e sei progetti - valutati da una giuria esterna - hanno vinto un finanziamento che è stato direttamente erogato loro da parte di tutte le aziende di hardware attuali fornitrici del Comune di Roma.

E' stata un'occasione significativa: il Comune si è fatto garante di un rapporto tra mondo dell'impresa e quello del non profit e, soprattutto, ha sollecitato una riflessione, nell'ambito delle organizzazioni di cittadini più significative a Roma - spesso completamente digiune di reti e di informatica - sulle potenzialità reali per i servizi al cittadino che è oggi possibile sperimentare.

Esempi simili ci sono nelle diverse città. Ma c'è ancora un grande terreno da esplorare nel campo della democrazia comunale, soprattutto per evitare di confezionare contenitori vuoti, ma intercettare le reali esigenze dei cittadini.

Le reti tecnologiche e informatiche quindi come strumento di socializzazione alla cittadinanza. A queste premesse è legato anche un progetto al quale Telecities sta lavorando e che voglio solo accennare in conclusione.

L'idea è quella di realizzare a Roma, nell'autunno 2000, sulla scorta di quanto realizza Stoccolma con il Bangeman Challenge, un concorso tra tutte le città del mondo dedicato, in particolare, alla educazione e alla formazione informatica. Cercheremo di raccogliere, di dare uno spazio e di condividere i vari progetti in campo, tutte le esperienze innovative che vengono realizzate sul piano dell'educazione e della formazione informatica. Oggi si è parlato molto di scuole e di giovani: questa può diventare un'occasione importante per promuovere e sostenere coloro che sono impegnati in queste innovazioni.

 
   
   
 
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