Centro di Coordinamento degli Enti Territoriali Forum per la Società dell'Informazione Barra del titolo
Piano 2000
Documento 1999
Gruppo di lavoro
Segnalazioni stampa
Statistiche
 
Documento
Cosa succede
Convegni
Proposta di  Piano Nazionale
Liste di discussione
 
 

Mappa del sito

      Curiosità Novità  
   
 Enti Territoriali e Società dell'Informazione:
 la riforma federalista e la rete - Torino, 27 settembre 1999
 
  Barra laterale Torino, 27 settembre Introduzione Relatori e documenti Comunicato finale


(Scarica il documento in formato RTF -14Kb- oppure in formato PDF -13Kb-)

Intervento di Roberto Remmert, Presidente Unione Territoriale UNIMATICA di API Torino

OGGI NOI ABBIAMO UN SOGNO...

"Today we have a dream..."
Martin Luther King, Lincoln Memorial in Washington D.C., 1963 August 28th

La rete globale costituisce, come noto, il vettore di propulsione del pianeta Terra verso l'orbita stabile e definitiva della sua universalizzazione: tale processo, genericamente noto come "globalizzazione", sta definitivamente sgretolando il modello novecentesco di "stato nazionale", emerso al termine del secondo conflitto mondiale quale modulo portante del progetto di riorganizzazione complessiva e di controllo comune del quadro di relazioni intercorrenti fra le comunita' umane, attuato attraverso l'istituzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Al posto di tale modello, a volte purtroppo drammaticamente (e basti per cio' citare i recenti conflitti in Kosovo, in Daghestan, in Indonesia, in Pakistan, in Tibet), si va facendo strada una diversa forma di aggregazione delle nuove tribu' umane, spontaneamente fondata sulla quotidiana e riconoscibile condivisione di una matrice di valori culturali, sociali, comportamentali ed economici, invece che sulla passiva e formale accettazione di assetti confinari stabiliti nelle lontane e verticistiche sedi della mediazione politico-diplomatica internazionale; in qualche misura, un moto di aggregazione spontanea che trae origine dal comune e quotidiano sentire dei singoli esseri umani (i "cittadini"...), e che sostituisce progressivamente i rigidi schemi di convivenza imposti dall'imperio della ragion di stato: tale fenomeno e' cio' che genuinamente va posto sotto il nome di "federalismo", e che forse piu' propriamente potrebbe essere definito "cosmopolitismo", con contemporaneo riferimento all'uno del mondo, ed al molteplice delle "polis" che lo costituiscono.

Se cio' e' vero, la diffusione della Societa' dell'Informazione ed il modello federalista sono strettamente interconnessi, nella misura in cui la prima e' il naturale e inarrestabile propellente del processo globale che conduce al secondo.

Ragionando in termini di percorso verso le nuove "comunita' territoriali", viene del tutto naturale identificare nel concerto armonico delle Pubbliche Amministrazioni di ogni singolo territorio, l'unico possibile strumento istituzionale in grado di interpretare, coordinare, governare e tradurre in azione attuativa il processo di progressiva identificazione collettiva del territorio stesso, attraverso forme di condivisione e di cooperazione con tutte le componenti sociali ed economiche che lo costituiscono e che, in ultima analisi, ne definiscono nel loro complesso l'identita' unica e ultima.

Dunque, con riferimento specifico allo stato italiano, la scommessa epocale non e' soltanto quella di ribaltare la tradizionale matrice di subordinazione legislativa, organizzativa e finanziaria dell'amministrazione periferica da quella centrale, ma al contempo la nuova capacita' dell'amministrazione periferica stessa di far evolvere il suo scopo e la sua natura dal tradizionale ruolo di inefficiente e ingombrante "notaio dei divieti per i singoli cittadini", ad un nuovo propulsivo ruolo di "levatrice dei progetti e delle opportunita' della comunita' tutta": questa e' la ragione di base per la quale il modello di rete, da intendersi per quanto sopra detto quale luogo virtuale comune e condiviso delle attivita' della comunita', nonche' infrastruttura portante dei suoi progetti, deve trasferire la sua autonoma centralita' e completezza all'interno di quel territorio che della stessa comunita' rappresenta il luogo geografico di identificazione. In altri termini, il patrimonio informativo della comunita' deve risiedere nel territorio della stessa, ed il suo governo deve essere affidato alle sue amministrazioni, e non (come ora avviene) delegato ad un centro lontano e spesso insensibile, che soltanto con parzialita', disgregazione e ritardo ad esso (quando va bene...) lo restituisce.

Ma poiche' il Piemonte, unica regione italiana alla data, dispone fin da ora di una infrastruttura di rete telematica completa e capillare (Piemonte In Rete), nonche' di un Ente strumentale di emanazione delle PPAA locali tutte che dispone delle competenze organizzative e operative necessarie per gestirla (CSI Piemonte), e poiche' piu' in generale al Piemonte e' universalmente riconosciuta nel panorama nazionale una storica e consolidata vocazione alla cultura e all'innovazione tecnologica, mi sento con orgoglio tutto piemontese di rivendicare oggi, di fronte a illustri rappresentanti del Governo Nazionale, un ruolo di guida progettuale e di prima sperimentazione operativa di un processo territoriale globale che, utilizzando le nuove tecnologie comunicative di base quale strumento per una decisiva crescita collettiva del fattore umano e del fattore produttivo diffusi, pervenga nei prossimi 5/6 anni alla prima realizzazione nazionale di un "sistema di territorio" pronto a sostenere e a vincere la ciclopica sfida competitiva che l'alba del terzo millennio ineluttabilmente ci sottopone.

Questo e' il motivato sogno che oggi noi piemontesi culliamo, e credo di interpretare il sentire di tutti se non provo vergogna a chiedere alla comunita' nazionale di sostenere politicamente e finanziariamente questo progetto pilota: sia perche' in caso di successo esso potra' rappresentare un percorso riproducibile a vantaggio di tutti, sia perche', pur condividendo profondamente le ragioni di solidarieta' che rendono ineludibile la concentrazione dello sforzo nazionale al sostegno delle aree deboli, pur tuttavia credo che parte delle risorse disponibili debba per contro essere destinata a progetti per il raggiungimento di obiettivi di eccellenza dimostratrice, non foss'altro alfine di creare realistiche condizioni di incentivazione e di attrazione di capitali privati intorno a tali progetti, nella prospettiva ideale di un circolo virtuoso che sappia attrarre, intorno ad una "visione di sistema" comune e condivisa, le libere ragioni dell'investimento privato con i vincoli sociali del finanziamento pubblico.

E in quanto rappresentante di circa 170 piccole e medie imprese della provincia di Torino, operanti nel settore dell'ITC, mi sia consentito di identificare nella disponibilita' di un patrimonio di piccole e medie imprese ad alto contenuto competenziale e tecnologico, del tutto unico nel panorama nazionale, un'ulteriore elemento preliminare, che rafforza le ragioni di una candidatura del Piemonte al ruolo sopra tratteggiato.

Certamente, tale arcipelago di risorse imprenditoriali diffuse, estremamente frazionate e disperse a causa della loro limitata dimensione individuale, ha la debolezza di non risultare a tutt'oggi organizzata in "sistema di rete di imprese", ciascuna delle quali armonica e complementare a tutte le altre nella realizzazione di grandi progetti comuni; d'altra parte, la nostra sensazione, che e' anche il ns. fervido auspicio, e' che tale obiettivo di integrazione non possa non essere parte integrante del disegno tratteggiato: che senso avrebbe infatti un progetto globale di territorio, fondato strategicamente sull'armonizzazione e sull'utilizzo delle tecnologie innovative dell'informazione e della comunicazione, se non fosse il territorio stesso ad esprimere e a coordinare il complesso delle risorse umane e tecnologiche necessario per la sua attuazione?

Ecco dunque che, in termini del tutto naturali e conseguenti, parallelamente all'aspettativa generale e condivisa con tutte le altre imprese piemontesi che l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione consenta un decisivo miglioramento della qualita' dei servizi amministrativi alle attivita' economiche, in termini di semplificazione, sburocratizzazione e certezza dei tempi, si affianca per il nostro comparto un'aspettativa piu' diretta e specifica.

Si tratta dell'aspettativa che il CSI Piemonte, alla sua natura istituzionale di strumento di raccordo e di integrazione fra le volonta' politiche e amministrative di indirizzo e l'attuazione operativa delle stesse a mezzo di uomini e mezzi propri dell'ITC, voglia affiancare un ruolo del tutto nuovo e propositivo di agente di coordinamento, di razionalizzazione e di formazione del patrimonio imprenditoriale diffuso del settore, vuoi attraverso un suo capillare e razionale utilizzo nella realizzazione operativa dell'ambizioso progetto per un nuovo "sistema Piemonte" a cui sopra accennato, vuoi al contempo attraverso la sua contestuale proiezione verso quelle esperienze di internazionalizzazione, che e' condizione indispensabile di sopravvivenza e di sviluppo, ma che ben difficilmente sarebbe attuabile attraverso iniziative individuali delle singole imprese, soprattutto alla luce dell'inquietante fenomeno di esternalizzazione della loro capitalizzazione verso centri di controllo proprietario extra-territoriali, oggi ampiamente e diffusamente in atto nel settore.

In conclusione, proprio in questi giorni la dolorosa agonia della OP COMPUTERS ci obbliga a prendere atto che il modello di unica grande impresa monolitica di tecnologia informatica radicata al territorio e' definitivamente fallito, mentre per contro registriamo con gioia e speranza la notizia dell'insediamento strategico di MOTOROLA entro i ns. confini, per l'eccellenza del tessuto culturale e tecnologico diffuso esplicitamente riconosciuto da MOTOROLA al ns. territorio: questi fatti inducono a ritenere che il tempo dei colossi dai piedi d'argilla sia tramontato, e che la via del rilancio passi attraverso la nostra capacita' strategica di generare condizioni infrastrutturali di sistema comuni e condivise (formazione, interconnessione, logistica, strumenti finanziari innovativi per le nuove imprese etc.), delle quali possa beneficiare un tessuto diffuso e molteplice, ma organizzato e coeso, di piccole e medie imprese ad alta e complementare competenza tecnologica: e' proprio in questo senso che il progetto di istituire una Scuola Internazionale di Specializzazione in tecnologie avanzate della telecomunicazione si colloca, ed e' per questi scopi di prospettiva che va sostenuto con tutte le nostre possibili forze, pubbliche e private, locali e nazionali.

 
   
   
 
Cornice di chiusura