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L'importanza del tema Società dell'Informazione non deriva dalla componente tecnologica, pur presente e innovativa, ma dal fatto che, su questo terreno, il processo di internazionalizzazione cioè, in un certo senso, della fine di una autarchia che si estendeva dallo Stato all'economia, è particolarmente rilevante. Ciò costituisce pertanto un'occasione unica e forse non ripetibile per riuscire ad operare un creativo ripensamento dei valori e degli orizzonti culturali, una reinterpretazione della complessità sociale ed economica e, quindi, della riforma dello Stato e della PA. Su questo terreno (delle infrastrutture, dei modelli organizzativi e della cultura che la Società dell'Informazione porta con sé) si può in modo più agile affrontare temi e misurare il risultato delle politiche adattate di quanto non sia possibile sui tradizionali terreni strutturali. Ciò perché da un lato si utilizza il potenziale di innovazione delle nuove generazioni, con costi per addetto non comparabili a quelli necessari per dare occupazione nell'industria consolidata, ma soprattutto perché si può utilizzare come risorsa la complessa articolazione territoriale, istituzionale, che costituisce la storia del nostro paese. La dirompente scoperta di questi anni è che le reti telematiche e i paradigmi organizzativi ad esse sottesi di governo della complessità sono una grande occasione di business e che la stessa frammentazione del nostro paese - le centinaia di tavoli di negoziazione da sempre presenti a livello locale - può costituire un ammortizzatore dei rischi, sociali ed economici, sempre presenti nelle fasi più veloci della transizione. La dimensione locale, il radicamento territoriale e le interazioni tra Stato, economia e società che avvengono in questo ambito costituiscono lo snodo principale per lo sviluppo della Società dell'Informazione. Da documenti recenti dell'Unione Europea si possono estrarre alcune osservazioni generali che servono per inquadrare l'approccio europeo alla Società dell'Informazione. Qui di seguito sono riportate (in corsivo) e commentate alcune linee di principio. … l'impatto delle nuove tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni è altrettanto, se non più, incisivo dell'era del vapore o dell'avvento dell'elettrificazione. [Infatti] se fino a qualche tempo fa si parlava delle "autostrade dell'informazione", oggi si preferisce il concetto di "società dell'informazione", che rispecchia con maggior precisione la consapevolezza che, a seguito della rivoluzione dell'informazione e delle comunicazioni, vi sono mutamenti sociali ed organizzativi di vastissima portata con cui ci si deve confrontare. … Almeno otto importanti principi ispirano la politica dell'Unione Europea:
Da ciò si desume che per garantire i principi suddetti sono indispensabili opportune politiche verso gli Enti Territoriali e proprie degli stessi, in Italia ma anche altrove. "Nel riconoscere che le politiche nazionali devono essere formulate nell'ottica di una visione comune, l'Unione è diventata legislatore, catalizzatore, coordinatore, consulente tecnico, promotore di una sensibilità pubblica e negoziatore internazionale in materia di problematiche inerenti alla società dell'informazione, sostenendo la ricerca e lo sviluppo delle nuove tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni con il programma Esprit nei primi anni '80. … Nel luglio 1994 la Commissione europea ha adottato un piano d'azione che concentrava l'attività dell'Unione Europea su quattro aree:
L'Unione Europea ha inoltre perseguito con decisione una strategia internazionale volta a sfociare in una società dell'informazione globale. La conferenza dei ministri del gruppo G7 … patrocinata dalla Commissione nel febbraio 1995 ha convenuto sulla necessità di creare la base delle reti globali e di aiutare i paesi meno sviluppati a partecipare alla rivoluzione dell'informazione. I paesi del G7 si sono dichiarati d'accordo per avviare la propria cooperazione tramite una serie di progetti pilota atti ad incentivare lo scambio di informazioni e a contribuire a creare nuovi mercati per i servizi e i prodotti. …" Il progetto Government On Line, nato dalla suddetta cooperazione dei paesi G7 e poi confermato dal G8, è arrivato ad un primo report conclusivo della fase di impostazione (reperibile presso http://www.gip.int/GOL.htm) determinando i suoi nuovi e più avanzati obiettivi riassumibili in questa forma:
Tutti i Paesi dell'UE, sia pure con velocità diverse, si stanno attrezzando anche autonomamente per la Società dell'Informazione, sia con iniziative governative che con proposte ed iniziative di associazioni e gruppi privati (1) . In special modo, per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, la Commissione europea ha pubblicato nella primavera del 1999 un Libro Verde dal titolo "L'informazione del settore pubblico: una risorsa fondamentale per l'Europa", reperibile presso http://www.echo.lu/info2000/it/publicsector/gp-index.html. Tale documento sottolinea (e contemporaneamente chiede contributi e commenti sui) principali fattori critici che caratterizzano il ruolo del settore pubblico europeo nella Società dell'Informazione, tra cui: carenza di regole uniformi, vaghezza nei rapporti con il settore privato, problemi legati all'accesso e alla frammentarietà dell'informazione pubblica, ecc. Il ruolo delle Pubbliche Amministrazioni, in questa situazione, è almeno triplice:
In questo quadro è di notevole interesse una delle iniziative dell'AIPA, che ha prodotto uno studio organico sul problema della riorganizzazione (reperibile in formato Acrobat Reader presso: http://www.aipa.it/servizi/pubblicazioni/monografie/bpr/) suggerendo un approccio all'analisi organizzativa basato sulla ridefinizione degli iter dei procedimenti amministrativi, i cui principi generali erano già indicati nella L. 241/90. Dall'introduzione ricaviamo le seguenti indicazioni: L'interesse dell'Autorità per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione per le problematiche di reingegnerizzazione dei processi [ndr: equivalente in questo contesto a ridefinizione degli iter] nasce principalmente dalla constatazione della diffusa difficoltà nelle amministrazioni nel definire, avviare e portare a realizzazione progetti di informatizzazione capaci di ottenere risultati evidenti e tangibili … in termini di miglioramento dei servizi forniti ai cittadini e al paese e di economicità nelle operazioni. … L'ipotesi di fondo è che la "reingegnerizzazione dei processi" rappresenti una delle possibili risposte all' esigenza [di migliorare la propria operatività], anche sulla base delle esperienze in larga misura positive presenti sia nel mondo delle aziende private che nel settore pubblico di altri paesi (prima di tutto Stati Uniti e Gran Bretagna). La reingegnerizzazione dei processi infatti si propone di ridisegnarli complessivamente, partendo dalla missione e dalle strategie ed agendo contestualmente su tutte le componenti dei processi stessi (flusso, organizzazione, personale, logistica, informazioni trattate…). In questo modo si tende a garantire la congruenza tra i vari tipi di intervento, eliminando la possibilità di automatizzare processi lavorativi male organizzati e superando la vecchia impostazione di guardare a queste problematiche solo come valutazione dell'"impatto organizzativo" di soluzioni informatiche nate principalmente da opzioni tecnologiche. … La reingegnerizzazione dei processi è una specifica modalità di cambiamento organizzativo caratterizzata schematicamente dai seguenti elementi:
La reingegnerizzazione si caratterizza pertanto come una specifica modalità di cambiamento di una organizzazione. … Nell'attuale situazione della P.A. italiana l'adozione dell'approccio per processi e della reingegnerizzazione appare particolarmente importante. La reingegnerizzazione ha costituito per molte aziende la risposta ad un cambiamento radicale nel contesto esterno. Oggi la pubblica amministrazione è attraversata da un cambiamento (riforma) di uguale portata, e la risposta deve essere altrettanto radicale. … Rispetto all'esperienza aziendale emergono nell'esame della P.A. alcune specificità che debbono essere attentamente valutate. Una prima questione deriva dal fatto che nel settore pubblico non è possibile accettare integralmente l'approccio di "completa reinvenzione" dei prodotti/servizi, delle attività e delle strutture, cioè la totale assenza di vincoli che è possibile (e auspicabile in molti casi) nel settore privato. La missione e le attività di una organizzazione pubblica non sono "optional". Esse sono soggette ad una normativa più forte e più puntuale e sono sottoposte alla gestione e alla supervisione della direzione politica e degli organi di controllo (4). La domanda iniziale per chi si accinge ad un cambiamento del proprio modo di operare non è, come nel settore privato, "come posso reinventare il mio ruolo, i miei servizi, i miei processi per poter ottenere migliori risultati sul mercato ?" bensì diventa "qual è il mio mandato, la mia missione, la direzione strategica che devo seguire e come posso ridisegnare e migliorare i miei processi per rispondere a queste aspettative ?". Nel settore pubblico esiste una obiettiva centralità della "normativa". La regolazione normativa dei processi (i procedimenti amministrativi), rappresenta nel nostro contesto un aspetto decisivo per il miglioramento. Questo significa che ogni ipotesi di reingegnerizzazione deve assumere la normativa vigente come vincolo ma anche come campo di intervento, ossia che le ipotesi di reingegnerizzazione (come del resto anche le iniziative di automazione) possono individuare necessità di modifica normativa necessarie al pieno raggiungimento dei risultati. In questo caso le proposte di modifica normativa debbono essere oggetto di specifica attenzione e di specifica attività e possono trovare nelle iniziative di semplificazione un naturale canale di attivazione. Viceversa la modifica normativa può costituire in molti casi l'occasione per un intervento complessivo di reingegnerizzazione. … Nella direzione di una situazione ottimale che veda le nuove normative nascere contestualmente ad ipotesi organizzative e informatiche, l'importante è quindi l'armonizzazione dei vari piani di intervento. … Si intende pertanto offrire principalmente un punto di riferimento e la metodologia è pensata come un possibile percorso da seguire e adattare flessibilmente in funzione della varietà dei contesti. Qualunque impostazione di tipo prescrittivo e con finalità normative, infatti, rende poco efficace l'analisi e la riprogettazione organizzativa (5), come ha dimostrato ampiamente la stessa applicazione della reingegnerizzazione nei contesti industriali e di servizio. In campo organizzativo, dove i sistemi tecnici interagiscono con il sistema sociale, è in primo luogo indispensabile un contributo originale di intelligenza degli analisti nell'utilizzo di strumenti diagnostici e grande capacità di interazione con gli attori coinvolti ai diversi livelli. La comprensione del fenomeno organizzativo e l'ideazione di adeguate soluzioni progettuali non è infatti la risultante dell'applicazione meccanica di sequenze di azioni ma, come in tutte le attività professionali, richiede contemporaneamente conoscenza e disponibilità di tecniche e capacità di selezione e adattamento delle stesse in funzione del problema da risolvere. … Quindi impostare un progetto (6) e poi gli strumenti di attuazione che coprano il vuoto tra finalità (poco osservate) delle Leggi e aspirazioni (poco soddisfatte) dei cittadini. Peraltro alcune iniziative in questa direzione, cioè che tendono a privilegiare il risultato rispetto al dare priorità alla pura procedura, pur con dei limiti non del tutto banali, sono già state avviate con lo Sportello unico per le Imprese (7) e con l'avvio delle attività delle varie Authority. | ||||||
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