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Il ruolo chiave è nel rapporto della PA con il sistema delle imprese
sia in termini diretti che come promozione indiretta dello sviluppo
economico del Paese.
Nel rapporto indiretto con le Imprese la PA ottiene migliori risultati
dove si propone come catalizzatore per l'avvio di parchi e distretti
tecnologici (Canavese, Bagnoli) anche allo scopo di effettuare un
marketing territoriale con qualche contenuto.
La collaborazione diretta PA/imprese, invece, nell'attuazione della
L. 142/90, può riguardare la gestione di servizi pubblici, ma deve
superare un errore originale di impostazione evitando la costituzione
di società miste a maggioranza pubblica e costruendo, invece, aziende
vere e proprie finalizzate alla gestione dei servizi e dei relativi
problemi. Questo significa non clonare banalmente gli iter procedurali
pubblici, ma cercare di ottenere i vantaggi di una gestione elastica
(ovviamente nei confini della legge) e risultati certi.
L'errore di fondo, non ancora superato, sta nel fatto che la PA
tende a controllare le società cui partecipa con la stessa logica
con cui controlla (meglio controllerebbe) sé stessa, cioè attraverso
l'irrigidimento delle procedure. E' ben evidente, invece, che la capacità
di controllo sta nella definizione di obiettivi e nella capacità di
misura del loro raggiungimento, a prescindere dagli specifici iter
procedurali (processi), che è meglio restino competenza del management
interno.
In altri termini: non è vero che semplicemente controllando il processo
si controlla anche la bontà e la significatività del risultato.
Raccomandazioni per la costruzione di un programma con effetti
a breve termine
L'obiettivo principale da perseguire è l'ambizioso progetto di dare
attuazione concreta ai principi proposti dalle leggi "Bassanini",
costruendo schemi di intervento per obiettivi generali (per tutti)
e per obiettivi specifici (per l'interno della PA), mantenendosi sempre
agganciati alle iniziative comunitarie.
Sono qui di seguito elencate una serie di raccomandazioni, più o
meno approfondite, che riguardano sia gli Enti Territoriali sia gli
Enti di Stato, poiché senza l'intervento di questi ultimi con un loro
effettivo impegno alla trasformazione anche di sé stessi, il livello
territoriale non potrà che rimanere confinato a iniziative di respiro
assai contenuto.
Una parte dei punti sono temi sui quali una concreta definizione
di best practices (e non standard generali) richiede una formale apertura
di una discussione, cioè un confronto di merito tra diverse esperienze,
attraverso il recupero e la diffusione delle esperienze "migliori"
e con apposite liste di discussione, che potrebbero essere collocate,
moderate, sintetizzate e diffuse nell'ambito delle iniziative del
Forum.
L'elencazione non segue una strutturazione predefinita, poiché,
a seconda dei punti di vista e degli interessi, essa potrebbe prendere
forme diverse. Si suggerisce, anzi, agli Enti Territoriali, ai Forum
regionali ed a tutte le organizzazioni che possono trovarvi un interesse,
di provare a riaggregare, rispetto alla propria realtà, un sottoinsieme
degli obiettivi di seguito elencati, aggiungendo eventuali ulteriori
indicazioni, secondo le proprie priorità ed il proprio punto di vista,
per montare così un piano di azione di merito specifico.
Un elenco possibile di azioni è il seguente:
-
Rafforzare i mezzi di bilancio dedicati
alla Società dell'Informazione: ciascun Ministero identifichi i
propri progetti principali per "l'amministrazione elettronica",
da valutare nella Legge finanziaria 2000. I progetti, ed i risultati
attesi, sono da rendere noti attraverso comunicazioni specifiche
al pubblico.
-
Avviare una grande campagna di comunicazione
pubblica/istituzionale (con Pubblicità & Progresso) per chiarire
al pubblico quale tipo di sforzo si stia facendo nella direzione
della Società dell'Informazione e quali aspettative potranno essere
soddisfatte con l'attuazione delle trasformazioni previste nel tempo.
-
Mettere le tecnologie dell'informazione
al centro della riforma dello Stato: collegare in rete lo Stato
con dispositivi interministeriali operativi (G-Net), con nuovi strumenti
di servizio ai cittadini ed alle imprese (per esempio con modulistica
e norme di compilazione offerte sistematicamente in forma elettronica
e accessibili via rete), con banche dati pubbliche essenziali (per
es. annunci di gara d'appalto legati al mercato pubblico e relativi
esiti), con rapporti pubblici prodotti dallo Stato, con decisioni
di dettaglio (per es. nomine) pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale,
eccetera.
-
Migliorare e potenziare il piano
per l'introduzione degli strumenti informatici per la didattica
nelle scuole pubbliche, come previsto dal piano del M.P.I., avviando
sperimentazioni concrete su dimensione locale sia sulla parte organizzativa
e amministrativa che sulla parte inerente la didattica.
-
Trovare le forme corrette per l'accelerazione
della spesa informatica della PA. (Come da piano Triennale Aipa).
-
Definire crediti d'imposta o finanziamenti
agevolati per l'acquisto di tecnologie e servizi, in collaborazione
con Abi e Ministero dell'Industria.
-
Definire crediti d'imposta o finanziamenti
agevolati per stimolare la nascita di nuove imprese nell'area dei
servizi telematici e dello sviluppo di contenuti innovativi in rete.
- Dare sostegno, tramite opportune forme di incentivo, alla diffusione
del Commercio Elettronico.
- Dare diffusione all'impostazione di centri di produzione di sistemi
multimediali e di parchi tecnologici.
- Apertura archivi: come obiettivi di tipo generale, sono prioritarie
le iniziative rivolte a rendere immediatamente fruibili da parte dei
cittadini e delle imprese le informazioni provenienti dal settore
pubblico. Occorre in particolare potenziare l'utilizzo delle nuove
tecnologie di comunicazione e aumentare la loro interattività, in
modo di consentire di fruire per via telematica di informazioni e
servizi che oggi richiedono la presenza fisica degli utenti.
- Accessi a pagamento: un primo passo "eversivo" consisterebbe nel
tentare di superare la barriera dell'accesso a pagamento delle informazioni
pubbliche, cioè generate e gestite dalla PA, nell'interscambio fra
PA stesse, cancellando il concetto assai forte di proprietà privata
della cosa pubblica, presente nell'Amministrazione dello Stato e nelle
PA locali, le quali, vuoi perché convinti di incrementare il proprio
potere (una minoranza) vuoi per un malinteso senso del "dovere del
profitto" (la maggioranza), nel convinto tentativo di aiutare a ripianare
il debito pubblico, non si occupano del proprio livello di spesa ma
tentano di ricavare quattrini per qualunque servizio proposto, anche
nel caso di obblighi di legge (cfr la storia degli innumerevoli tentativi
di inserimento di elementari concetti di controllo di gestione nelle
strutture pubbliche).
Prima ancora, dunque, di affrontare il complesso problema di quali
siano le informazioni istituzionali dovute e quali, invece, siano
servizi da fornire a pagamento al pubblico generico, potrebbe essere
assai rilevante stabilire il principio secondo il quale, nell'interscambio
fra pubbliche amministrazioni, per l'espletamento dei propri doveri
istituzionali, non ci sia il balzello dell'onere economico: per esempio,
se un Comune deve (come deve) effettuare controlli ICI ed ha bisogno,
per questo, di utilizzare informazioni controllate dal Ministero delle
Finanze, non dovrebbe pagare per ogni visura (1)
catastale (più IVA, naturalmente).
L'esempio si può estendere a quasi tutte le Amministrazioni nazionali,
compresa la Motorizzazione Civile ed il PRA (per la ricerca delle
auto rubate).
- I bolli: analogamente a quanto detto sopra, andrebbe affrontato
seriamente il problema dei bolli. Tra qualche anno (meno di tre) le
ASL diventeranno aziende "private" che, come tutti i privati, dovranno
imposte di bollo, per esempio, per ogni accesso anagrafico.
Questi sono soldi "cinesi" quando strappati da una componente della
PA a favore di un'altra o, peggio, balzelli indiretti, quando -come
spesso- sono scaricati sull'utente finale. In una logica di PA vista
come un insieme (una holding) l'obiettivo di tutti è la massimizzazione
del profitto collettivo e non l'accaparramento fatto da singoli componenti
del gruppo.
- Provvedimenti europei: per giungere ad una armonizzazione a livello
europeo, è necessario sollecitare provvedimenti legislativi comunitari,
in particolare direttive che identifichino requisiti minimi ed essenziali
e che lascino gli Stati membri liberi di provvedere per il loro soddisfacimento.
Con altri strumenti dovranno essere affrontati alcuni problemi di
natura tecnica come le nomenclature e le identificazioni (vedi Allegato
1).
- Utilizzo di strumenti di pagamento elettronico: superare i limiti
normativi attuali che impediscono la diffusione dell'uso di mezzi
di pagamento diversi dal denaro contante (bolli e tasse varie non
sono scontabili con le percentuali bancomat o carta di credito…).
- Proposte per intervento sul piano organizzativo: scegliere e diffondere
best practices e suggerimenti organizzativi per le PA territoriali,
nel rispetto della loro autonomia ma con una forte sollecitazione
all'uniformità (2)
del comportamento verso l'utenza interna ed esterna, come premessa
basilare per l'interscambio di informazioni e di servizi. Le attuali
scelte organizzative derivano da scelte antiche dei funzionari/raramente
degli amministratori) anche nelle zone più stabili.
- Definire in modo chiaro le modalità di coordinamento del Decentramento
amministrativo (Min. della Funzione Pubblica) chiarendo il rapporto
di interscambio informativo tra il livello nazionale e regionale delle
strutture centrali e gli Enti Territoriali.
- Sollecitare infrastrutture locali (ragionevolmente a livello regionale),
dando un ruolo anche istituzionale alle reti regionali unitarie (che
cominciano ad esistere per davvero), inserendo nei capoluoghi di regione
una struttura operativa di interscambio tra i service provider (3),
per arrivare ad un attacco unico locale di tutti i servizi, compresi
quelli decentrati dello Stato e per rendere davvero irrilevante la
collocazione delle informazioni.
- Evitare l'emanazione di nuove norme generali o regolamenti astratti,
concentrandosi, invece, sull'eliminazione delle contraddizioni (anche
tecnologiche) ancora esistenti. A titolo di esempio: per motivi di
economicità ma anche di omogeneità con le direttive AIPA, sono da
eliminare le norme che prescrivono (e di fatto rendono obbligatori)
certi modi ormai antiquati (oltre che assai costosi e complicati)
di connettersi alle applicazioni centrali di parecchi Ministeri. La
prescrizione deriva dal fatto che la norma descrive (e quindi prescrive!)
modalità coeve alla sua emanazione. La tecnologia però, nel frattempo,
si è evoluta. La norma, no.
- Definire incentivi anche significativi per gli Enti Territoriali
che decidano di uniformarsi alle indicazioni nazionali sulle forme
organizzative atte a favorire l'interscambio, attraverso la diffusione
della metodologia AIPA per analisi degli iter amministrativi e la
ridefinizione delle procedure. Poiché la collaborazione (fra Enti
e fra persone) non è spontanea né naturale e comporta un certo sforzo,
anche economico per la modifica e l'adeguamento dei propri sistemi
informativi, le PA territoriali ci devono guadagnare (e molto!) a
starci dentro. Gli incentivi possono essere sia di natura monetaria
sia -meglio- atti a privilegiare l'interscambio e l'accesso rapido
a informazioni gestite dagli Enti di Stato, per esempio definendo
canali di servizio prioritari per chi si adegua ad una certa forma
di colloquio.
- Sostenere, ove esistano, o favorire la costituzione di Reti civiche
quali forme di comunità virtuali, cui l'eventuale partecipazione della
PA locale non costituisca elemento di freno o alibi per non realizzare
servizi telematici pubblici.
- Pianificare ed avviare la formazione dei pubblici dipendenti (attraverso
il rilancio della Scuola di PA o strutture analoghe) all'utilizzo
di strumenti di lavoro innovativi, per modificare la natura troppo
giuridica dei funzionari e dirigenti, per diffondere le competenze
necessarie, per reindirizzare la capacità dei dipendenti pubblici
ed il loro ruolo diretto su Internet.
La consapevolezza degli Enti locali del bisogno di formazione ed i
limiti dell'approccio attuale (ma anche altre necessità, cfr nota
7 a pag. 11) sono ben provate da Nicola Melideo che sottolinea: "…
deriva la consapevolezza che grandissima parte dell'attuale offerta
formativa … si connota per le seguenti caratteristiche: …nei fatti
mette a disposizione solo prodotti di carattere prevalentemente informativo,
è di brevissima durata …e il "saper fare" … si limita, nel migliore
dei casi, ad indicazioni su quello che va fatto, non su come farlo,
propone … una formazione monodimensionale: essa verte quasi esclusivamente
su contenuti giuridico-normativi piuttosto che su altre forme di contenuto
(studio e analisi di casi, sperimentazione di modelli di innovazione,
esame critico dei fallimenti e Dio sa se ve ne sono a disposizione)."(4)
- Le vocazioni professionali locali, attraverso una rete a larga banda
che copra l'intero territorio nazionale e che faciliti al massimo
la reciproca conoscenza e l'interscambio, potrebbero interagire positivamente
contribuendo allo sviluppo complessivo del Paese.
- Rafforzare l'accesso del pubblico alle tecnologie dell'informazione
nei servizi pubblici con punti pubblici di accesso ai servizi (come
già avviene per esempio in molte biblioteche civiche) e l'utilizzo
di sedi private (associazioni culturali, professionali o di categoria,
esercizi pubblici, sedi commerciali).
- Impostare le tecniche di misura dei servizi (telematici): definire
le metriche per la valutazione dei servizi offerti al pubblico in
termini di raccolta delle aspettative dell'utente, misura della percezione
del servizio, quantificazione del livello di soddisfazione, percezione
del livello di importanza del servizio, preferenze nelle priorità
negli interventi di miglioramento, disponibilità (propensione) al
pagamento dei miglioramenti elettronici e non.
Il settore pubblico, peraltro, non è ancora in possesso di parametri
precisi per individuare il valore dell'informazione nella vita dei
cittadini e delle imprese, come avverrebbe all'interno di un mercato
dove il prezzo è l'indicatore primario. Sarebbe utile in questo senso
utilizzare dei sondaggi specialistici, utilizzando anche esperienze
internazionali già in corso, per rilevare l'importanza che imprese
e cittadini assegnano alle varie categorie d'informazione.
- Affidare ai Forum regionali il compito di approfondire tutti gli
aspetti (e le aspettative) sul ruolo della Società dell'Informazione,
in particolare misurando, valutando e commentando i vantaggi sociali
indotti dalla diffusione della Società dell'Informazione in quel sistema
socioeconomico specifico.
- Valorizzare nell'ambito suddetto il ruolo degli Atenei, che costituiscono
cerniere locali di un sistema di relazioni internazionale.
- Accelerare la diffusione gratuita dei contenuti culturali essenziali,
anche per contribuire all'immagine del Paese sul piano internazionale,
e rafforzare i dispositivi di aiuto alla creazione e all'editing di
contenuti da pubblicare sulla rete.
- Firma elettronica e Internet: anticipare il processo di attuazione
della legislazione italiana sulla firma elettronica basata sulle Certification
Authority, attraverso la negoziazione di intese tra soggetti che riconoscano
reciprocamente la loro legittimità.
- Verificare la possibilità di costruire opportuni Portali di indirizzo
e ricerca trasversali per tutta la PA, con l'obiettivo specifico di
rafforzare e diffondere le competenza necessarie per gli utenti interni
allo svolgimento del proprio lavoro e per un rapporto proficuo tra
l'utente esterno e la PA stessa.
- Stimolare la nascita di Motori di ricerca "italiani" che non siano
la pura traduzione (anche non ottima, alle volte) di motori statunitensi
(5).
- Stimolare la nascita di Portali a livello locale come collettori
delle informazioni delle fonti pubbliche (dagli Enti Territoriali
alle Scuole) e private di interesse collettivo e/o specialistico.
Questi portali potrebbero essere la naturale estensione dei compiti
che attualmente svolgono le reti civiche.
Confrontare, inoltre, la Proposta di Piano nazionale
in corso di elaborazione.
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