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Convegno Presentazione e commento degli interventi Questa discussione, che il CSI-Piemonte, in collaborazione con il Forum, ha voluto organizzare, nasce per affrontare il tema del dato pubblico. Il titolo è provocatorio: i dati pubblici sono effettivamente pubblici; ma questa esigenza di discussione è originata dal fatto che, anche se sul tema del valore dell'informazione pubblica si possono leggere cose molto interessanti (per esempio da parte del presidente dell'AIPA, professor Rey, e anche da parte del ministro Bassanini), la posizione sul valore del dato pubblico, a nostro avviso, non trova azioni corrispondenti affinché la disponibilità del dato sia effettivamente organizzata. Prima di dare la parola all'ing. Ferrero che svolgerà la relazione introduttiva, voglio tracciare solo le coordinate del dibattito. Partiamo dal bene strategico informazione. L'informazione pubblica è riconosciuta, per esempio anche dall'Autorità per l'informatica, che tratta questo tema come un bene economico, come un bene che è in grado di stimolare lo sviluppo del paese. "Un bene trascurato e a volte nascosto per interessi non sempre pubblici ma spesso molto privati e un bene fondamentale per la democrazia" sostiene Rey. Da questo deriva la posizione congiunta dell'Autorità per l'informatica e del governo sul fatto che la Pubblica Amministrazione deve mettere questo bene a disposizione del paese per il passaggio alla nuova economia basata sull'informazione. Questa è la posizione ufficiale che ritroviamo in tutti gli atti. Vediamo però che il processo per mettere a disposizione l'informazione è molto faticoso e non sembra siano stati sufficientemente superati gli ostacoli. La discussione di oggi verte su tre punti per cui la messa a disposizione dell'informazione pubblica può essere uno strumento strategico. Primo punto è che mettere a disposizione l'informazione pubblica è necessario per migliorare i servizi della P.A., è un elemento necessario se si vuole attuare la riforma Bassanini, ma in generale se si vuole far funzionare diversamente la macchina dello Stato. Secondo punto per cui l'informazione è importante, è quello della trasparenza verso i cittadini; non si tratta solo di far funzionare i servizi, ma c'è anche un elemento di "casa di vetro", di trasparenza dell'amministrazione: la legge 241 ce la siamo dimenticati, ma diceva delle cose estremamente precise al riguardo; se andiamo a cercare dove la 241 è attuata in toto, troveremo pochissimi esempi dell'amministrazione pubblica. Il terzo punto per cui può essere importante mettere a disposizione l'informazione pubblica, è quello di promuovere lo sviluppo economico. Un tema che è stato affrontato molto decisamente dal governo francese, molto sensibile a questo fatto. Un recente rapporto del Commissario del Piano dà indicazioni molto precise in Francia per mettere a disposizione, per esempio, le informazioni sul sistema industriale; tutte le informazioni sul sistema economico francese devono essere messe a disposizione degli operatori pubblici per suscitare nuovi servizi. Lo stesso riguarda i dati giuridici oppure, in altro campo, i dati meteorologici. Questo rapporto, fra l'altro, è messo in linea dal Centro di Coordinamento degli Enti Territoriali, dove si può trovare anche una traduzione. Su questo insieme di problemi che la messa a disposizione dell'informazione pubblica pone, abbiamo ritenuto di dovere ascoltare alcuni degli attori principali, nei ministeri e negli enti locali, mentre la relazione introduttiva viene svolta dall'ing. Ferrero, che è il responsabile del centro di coordinamento degli Enti Territoriali per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Forum della Società dell'Informazione. [intervento Ferrero]Riassumendo per quanto possibile una relazione così approfondita, direi che il tema centrale che l'ing. Ferrero pone alla discussione è il fatto che la spinta alla diffusione del dato è una spinta oggettiva che viene da più parti: viene da indirizzi di governo, ma viene anche dallo sviluppo globale dell'economia, cioè viene dal mercato, ma viene dalle amministrazioni stesse. Questa situazione oggi crea una diversificazione non sufficientemente governata: le resistenze sono a volte dichiarate, a volte non dichiarate, ma comunque le spinte mandano avanti una situazione che, se non chiarita e regolata, può danneggiare complessivamente delle potenzialità dello sviluppo. Qui si pongono dei problemi soprattutto di regole, comprendendo in questo, se si vuole, il fatto che esistano organismi di sviluppo e di controllo che, sulla base di queste regole, facciano qualcosa rispetto ai dati pubblici. L'indicazione francese si basa su accordi molto pragmatici ed informali, in Italia l'unica discussione che sia stata fatta su questo tema è quella che riguarda la privacy e la regolamentazione dal punto di vista della libertà del cittadino, su cui è molto attiva l'autorità presieduta dall'on. Rodotà, di cui è componente il dott. Claudio Manganelli, qui presente. Il punto di vista della privacy è sicuramente uno di quelli importanti, anche se evidentemente non è l'unico. Quello che vorrei chiedere al dott. Manganelli è di riprendere questo tema, per capire come il rispetto della privacy può comunque accompagnare uno sviluppo della diffusione del dato, che ne consenta lo sviluppo nello scenario che Ferrero ipotizzava. [intervento dott. Claudio Manganelli]Il senso principale dell'intervento del dott. Manganelli è quello del grosso lavoro di regolamentazione che ci aspetta perché tutte queste cose vadano avanti, non perché si fermino. In particolare abbiamo invitato qui il Ministero della Sanità, e ringrazio la dott.ssa Guerrini di intervenire, perché quel Ministero gestisce i dati che sono considerati storicamente più sensibili. Ma prima mi permetto di richiamare un'osservazione, a proposito del dato sanitario, che faceva Paola Manacorda già nel 1976, nei suoi primi libri, in cui diceva "ma è così vero che è la diffusione del dato quello cui dobbiamo stare attenti o non è piuttosto all'uso del dato che dobbiamo stare più attenti", quindi il dato sanitario può essere particolarmente sensibile perché magari la società è impostata in modo di farne un uso scorretto. [intervento Guerrini]La situazione come riassumeva la dott.ssa Guerrini è che il Ministero è la prima amministrazione centrale a porsi il problema, è evidente,quindi, un suo forte interesse per studiare e regolare le informazioni all'interno. Ma è ancora molto nella fase iniziale il problema delle interconnessioni e dell'interscambio tra pubbliche amministrazioni. Questo è il punto su cui inviterei a parlare Cesare Maioli, che è il direttore generale dei sistemi informativi e telematici della regione Emilia-Romagna, perché il problema dell' interconnessione riguarda specificamente le Regioni, che sono gli enti che più avrebbero bisogno di definire norme, regolamenti ma anche iniziative pratiche di interconnessione: perché le regioni sono il primo snodo della possibile azione di decentramento dello Stato, che ha avuto inizio con le leggi Bassanini. [intervento Maioli]L'esperienza dell'Emilia-Romagna, come sempre, è un'esperienza interessante soprattutto per il grande livello di condivisione di responsabilità e corresponsabilizzazione che degli enti locali, una realtà che purtroppo non è così diffusa a livello nazionale. Vorrei adesso sentire la dott.ssa Rolleri che, come responsabile dei sistemi informativi del Ministero della Giustizia, ha dei problemi non solo di sensibilità del dato, ma anche di apertura e di interconnessioni tra mondi, per esempio con il mondo delle pubbliche amministrazioni locali, rispetto ad un mondo considerato molto chiuso come quello della giustizia.
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