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 Forum della Pubblica Amministrazione - 8 maggio 2000
 
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Convegno
Il patrimonio informativo della P.A. come servizio. I dati pubblici sono pubblici?

Presentazione e commento degli interventi
da parte del Chairman (Renzo ROVARIS)

Questa discussione, che il CSI-Piemonte, in collaborazione con il Forum, ha voluto organizzare, nasce per affrontare il tema del dato pubblico. Il titolo è provocatorio: i dati pubblici sono effettivamente pubblici; ma questa esigenza di discussione è originata dal fatto che, anche se sul tema del valore dell'informazione pubblica si possono leggere cose molto interessanti (per esempio da parte del presidente dell'AIPA, professor Rey, e anche da parte del ministro Bassanini), la posizione sul valore del dato pubblico, a nostro avviso, non trova azioni corrispondenti affinché la disponibilità del dato sia effettivamente organizzata.

Prima di dare la parola all'ing. Ferrero che svolgerà la relazione introduttiva, voglio tracciare solo le coordinate del dibattito. Partiamo dal bene strategico informazione. L'informazione pubblica è riconosciuta, per esempio anche dall'Autorità per l'informatica, che tratta questo tema come un bene economico, come un bene che è in grado di stimolare lo sviluppo del paese. "Un bene trascurato e a volte nascosto per interessi non sempre pubblici ma spesso molto privati e un bene fondamentale per la democrazia" sostiene Rey. Da questo deriva la posizione congiunta dell'Autorità per l'informatica e del governo sul fatto che la Pubblica Amministrazione deve mettere questo bene a disposizione del paese per il passaggio alla nuova economia basata sull'informazione. Questa è la posizione ufficiale che ritroviamo in tutti gli atti. Vediamo però che il processo per mettere a disposizione l'informazione è molto faticoso e non sembra siano stati sufficientemente superati gli ostacoli.

La discussione di oggi verte su tre punti per cui la messa a disposizione dell'informazione pubblica può essere uno strumento strategico.

Primo punto è che mettere a disposizione l'informazione pubblica è necessario per migliorare i servizi della P.A., è un elemento necessario se si vuole attuare la riforma Bassanini, ma in generale se si vuole far funzionare diversamente la macchina dello Stato.

Secondo punto per cui l'informazione è importante, è quello della trasparenza verso i cittadini; non si tratta solo di far funzionare i servizi, ma c'è anche un elemento di "casa di vetro", di trasparenza dell'amministrazione: la legge 241 ce la siamo dimenticati, ma diceva delle cose estremamente precise al riguardo; se andiamo a cercare dove la 241 è attuata in toto, troveremo pochissimi esempi dell'amministrazione pubblica.

Il terzo punto per cui può essere importante mettere a disposizione l'informazione pubblica, è quello di promuovere lo sviluppo economico. Un tema che è stato affrontato molto decisamente dal governo francese, molto sensibile a questo fatto. Un recente rapporto del Commissario del Piano dà indicazioni molto precise in Francia per mettere a disposizione, per esempio, le informazioni sul sistema industriale; tutte le informazioni sul sistema economico francese devono essere messe a disposizione degli operatori pubblici per suscitare nuovi servizi. Lo stesso riguarda i dati giuridici oppure, in altro campo, i dati meteorologici. Questo rapporto, fra l'altro, è messo in linea dal Centro di Coordinamento degli Enti Territoriali, dove si può trovare anche una traduzione.

Su questo insieme di problemi che la messa a disposizione dell'informazione pubblica pone, abbiamo ritenuto di dovere ascoltare alcuni degli attori principali, nei ministeri e negli enti locali, mentre la relazione introduttiva viene svolta dall'ing. Ferrero, che è il responsabile del centro di coordinamento degli Enti Territoriali per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Forum della Società dell'Informazione.

[intervento Ferrero]

Riassumendo per quanto possibile una relazione così approfondita, direi che il tema centrale che l'ing. Ferrero pone alla discussione è il fatto che la spinta alla diffusione del dato è una spinta oggettiva che viene da più parti: viene da indirizzi di governo, ma viene anche dallo sviluppo globale dell'economia, cioè viene dal mercato, ma viene dalle amministrazioni stesse. Questa situazione oggi crea una diversificazione non sufficientemente governata: le resistenze sono a volte dichiarate, a volte non dichiarate, ma comunque le spinte mandano avanti una situazione che, se non chiarita e regolata, può danneggiare complessivamente delle potenzialità dello sviluppo. Qui si pongono dei problemi soprattutto di regole, comprendendo in questo, se si vuole, il fatto che esistano organismi di sviluppo e di controllo che, sulla base di queste regole, facciano qualcosa rispetto ai dati pubblici.

L'indicazione francese si basa su accordi molto pragmatici ed informali, in Italia l'unica discussione che sia stata fatta su questo tema è quella che riguarda la privacy e la regolamentazione dal punto di vista della libertà del cittadino, su cui è molto attiva l'autorità presieduta dall'on. Rodotà, di cui è componente il dott. Claudio Manganelli, qui presente. Il punto di vista della privacy è sicuramente uno di quelli importanti, anche se evidentemente non è l'unico. Quello che vorrei chiedere al dott. Manganelli è di riprendere questo tema, per capire come il rispetto della privacy può comunque accompagnare uno sviluppo della diffusione del dato, che ne consenta lo sviluppo nello scenario che Ferrero ipotizzava.

[intervento dott. Claudio Manganelli]

Il senso principale dell'intervento del dott. Manganelli è quello del grosso lavoro di regolamentazione che ci aspetta perché tutte queste cose vadano avanti, non perché si fermino.

In particolare abbiamo invitato qui il Ministero della Sanità, e ringrazio la dott.ssa Guerrini di intervenire, perché quel Ministero gestisce i dati che sono considerati storicamente più sensibili.

Ma prima mi permetto di richiamare un'osservazione, a proposito del dato sanitario, che faceva Paola Manacorda già nel 1976, nei suoi primi libri, in cui diceva "ma è così vero che è la diffusione del dato quello cui dobbiamo stare attenti o non è piuttosto all'uso del dato che dobbiamo stare più attenti", quindi il dato sanitario può essere particolarmente sensibile perché magari la società è impostata in modo di farne un uso scorretto.

[intervento Guerrini]

La situazione come riassumeva la dott.ssa Guerrini è che il Ministero è la prima amministrazione centrale a porsi il problema, è evidente,quindi, un suo forte interesse per studiare e regolare le informazioni all'interno. Ma è ancora molto nella fase iniziale il problema delle interconnessioni e dell'interscambio tra pubbliche amministrazioni.

Questo è il punto su cui inviterei a parlare Cesare Maioli, che è il direttore generale dei sistemi informativi e telematici della regione Emilia-Romagna, perché il problema dell' interconnessione riguarda specificamente le Regioni, che sono gli enti che più avrebbero bisogno di definire norme, regolamenti ma anche iniziative pratiche di interconnessione: perché le regioni sono il primo snodo della possibile azione di decentramento dello Stato, che ha avuto inizio con le leggi Bassanini.

[intervento Maioli]

L'esperienza dell'Emilia-Romagna, come sempre, è un'esperienza interessante soprattutto per il grande livello di condivisione di responsabilità e corresponsabilizzazione che degli enti locali, una realtà che purtroppo non è così diffusa a livello nazionale.

Vorrei adesso sentire la dott.ssa Rolleri che, come responsabile dei sistemi informativi del Ministero della Giustizia, ha dei problemi non solo di sensibilità del dato, ma anche di apertura e di interconnessioni tra mondi, per esempio con il mondo delle pubbliche amministrazioni locali, rispetto ad un mondo considerato molto chiuso come quello della giustizia.


[intervento Rolleri]

E' interessante questa forte spinta alla pubblicità del dato, che viene proprio dagli operatori della giustizia.

Con l'intervento di Piero Verzeletti, che è direttore generale del Ministero del Commercio con l'Estero, vorrei fosse affrontato l'altro aspetto che abbiamo un po' meno toccato finora: del valore economico delle informazioni, non solo dell'opportunità di avere le informazioni ai fini di trasparenza o di miglioramento dei servizi, ma anche che cosa l'informazione pubblica può dare, per esempio, nei confronti delle nostre imprese che lavorano, nel caso specifico, con l'estero.

[intervento Verzeletti]

Credo che il tema dell'effettiva promozione del mercato si sposi con quello dell'organizzazione dei servizi pubblici: sono i due parametri su cui c'è molto da fare, e su cui bisognerà prendere delle decisioni, e non è un caso che sia l'intervento del dott.ssa Rolleri sia quello del dottor Verzeletti, quindi due ministeri importanti, battessero molto sulla capacità di promozione che una certa diffusione di informazioni può fare sul sistema economico complessivamente, sia che si tratti di operatori del campo del diritto, sia che si tratti di imprese.

Ritornerei però adesso, per un ragionamento complessivo, al tema della riorganizzazione dello Stato, diciamo complessivamente, che, sulle strutture regionali, è in questo momento particolarmente pressante per vedere con l'ingegner Crescimanno, responsabile dei sistemi informativi della Regione Piemonte, la situazione piemontese possibilmente raffrontata con quello che è venuto fuori dal quadro delineato da Maioli.

[intervento Crescimanno]

Il pregio maggiore dell'intervento dell'ing. Crescimanno è quello di avere delineato delle soluzioni, fatto delle proposte molto concrete che potremo successivamente riprendere; ma al di là di queste proposte il quadro complessivo che viene fuori è di un forte interesse da parte di tutte le amministrazioni di fare qualcosa in questa direzione.

È interessante allora concludere con l'intervento del dipartimento della Funzione Pubblica, il dott. Gullo, a cui chiediamo di dirci come il dipartimento della Funzione Pubblica intende governare questo universo che è così in fermento.

[intervento Gullo]

L'ora impone delle brevissime conclusioni.

Volevo solo fare un'osservazione sulle ragionevolissime cose che abbiamo sentito dal dott. Gullo, anzi molto confortanti in questa direzione; per far osservare solo che l'attuale tendenza delle autorità centrali non è tanto quella di impedire la costituzione di grandi archivi in proprio (il caso dell'anagrafe della Regione Piemonte) questa è un'interpretazione del tutto sbagliata, perché in periferia si chiede di avere solo la vista delle proprie informazioni. È chiaro che, se l'ente è un ente regionale, deve avere una vista delle informazioni anagrafiche in modo sovradimensionale rispetto a quelle del punto di vista comunale: c'è bisogno di vedere una aggregazione di informazioni, ma non la grande banca dati che sostituisce le anagrafi. Anche se questa invece è l'interpretazione che a livello centrale viene data.

Ma devo dire, mentre nei confronti della periferia si tiene questo atteggiamento, poi capita che l'INPS diventi adesso il gestore dell'ISE. Quindi le informazioni che servono ai comuni per dare l'assistenza, non vengono gestite dai comuni ma vengono costituite in una grande banca dati centrale del tutto parallela a quella delle finanze.

Questo ragionamento di come si può andare verso l'ultima indicazione del dott.Gullo, che mi sembra quella giusta, cioè verso tecniche di accesso molto semplici a banche dati in rete, gestite ciascuna dal soggetto che deve gestirle.

Per andare in questa direzione, è la conclusione che vorrei dare al convegno di oggi, è che c'è ancora moltissimo da fare: siamo in una situazione in cui per avere un'effettiva disponibilità dei dati, aggregati ciascuno nel modo significativo per essere utile, c'è ancora molto da fare dal punto di vista delle regole, lo ricordava l'ing. Manganelli; degli accordi da prendere; degli standard; dei prezzi, di come fissare il valore di mercato; di come fare un'azione perché la disponibilità del dato muova economicamente il mercato; in altri paesi, citiamo la Francia perché abbiamo questo rapporto che il Forum ha messo in linea, questo si traduce nell'incarico del Presidente del Consiglio di avere dei rapporti sull'argomento, nel lavoro di una commissione che fa il rapporto, e nella proposizione poi che esistano delle entità, che possono anche essere commissioni provvisorie non necessariamente dei nuovi enti, che questo regolano.

È stato detto giustamente che non si può capire quale sia questa entità, ma possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che per guidare ed accelerare un percorso di questo genere un riferimento ci vuole; Crescimanno l'ha già detto: sono l'AIPA e la conferenza Stato-Regioni che devono guidare questo processo.

Se qualcuno degli intervenuti ha una qualche proposta su questo argomento, potrebbe essere oggetto di una qualche iniziativa successiva di confronto. Il dott. Manganelli vuole aggiungere qualcosa.

A questo punto, ringraziamo tutti per la partecipazione.

Questa è solo una prima tappa di una discussione che cercheremo di accelerare nei prossimi mesi.

(Pagina aggiornata al 15.09.2000)

 
   
   
 
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