![]() |
|||||||
|
|
|||||||
![]() |
Ci sono molti motivi per porsi il problema dell'accessibilità delle informazioni e dei servizi di rete della Pubblica Amministrazione, a cominciare dai servizi informativi già disponibili, per quanto ancora relativamente limitati. In questa sede, per adesso, intendiamo limitare le questioni dell'accessibilità all'insieme dei problemi da affrontare per rendere l'informazione pubblica offerta fruibile alla parte più grande possibile dei potenziali utenti. Sull'argomento è avviata un'importante iniziativa del World
Web Wide Consortium, denominata Web
Accessibility Initiative, da cui queste pagine prendono spunto.
Segnaliamo inoltre che in Italia c'e' in corso una
sperimentazione concreta da parte del CSA Forte Prenestino per discutere
(e documentare) proposte sull'accessibilità delle risorse Web. Per questo
il CSA ha aperto un apposito sito ed una lista di discussione, che segnaliamo
qui perché riteniamo che il problema dell'accessibilità delle informazioni
(da tutti i punti di vista) sia il cuore del rapporto fra i cittadini
e lo Stato, nelle sue varie forme. La tecnologia della rete e dei Web è quella sviluppatasi più rapidamente nella storia. Tra le fonti informative "tradizionali" (scuole, biblioteche, materiali a stampa, ecc.) alcune sono accessibili a tutti e altre invece no. Il Web sta diventando una risorsa chiave, anche se qualche volta inaccessibile, per: notizie, informazioni, commercio, divertimento, formazione scolastica, formazione a distanza, ricerca di lavoro, interazione professionale, partecipazione civile alla "cosa pubblica". Un Web accessibile significa fornire una capacità di accesso senza precedenti a quelli che finora hanno subito molte limitazioni. Un Web può presentare barriere a diversi tipi di problemi: di vista (grafici o immagini video senza etichette descrittive, tabelle illustrate sommariamente, scadente compatibilità con sistemi vocali di lettura); di udito (difficoltà sui sistemi audio o proliferazione di testi senza supporto video); di movimento (ruolo eccessivo della tastiera o menù di comandi a tendina troppo sensibili); di capacità cognitive e di competenze (strutture di navigazione poco solide, presentazioni e linguaggi troppo complessi, mancanza di materiali illustrativi non testuali). In realtà questo vale anche se non ci si occupa del problema della diffusione via web ma semplicemente della possibilità che un atto pubblico sia comprensibile ai più. Una buona parte della popolazione soffre in varia misura di disabilità (in senso ampio), soprattutto se si pensa che l'età media si sta alzando e che l'avanzare dell'età contribuisce ad affievolire l'insieme delle capacità di vista, udito, destrezza e elasticità di memoria. Poche organizzazioni possono ignorare deliberatamente questa parte di popolazione per rivolgersi solo al proprio target selezionato. Sicuramente non può farlo la Pubblica Amministrazione. Sempre in tema di accessibilità proponiamo una nostra breve riflessione sui siti delle Regioni italiane, analizzando i quali si vede ben chiaro che il problema è ignorato praticamente da tutti. Come contributo alla diffusione della tematica e per solleticare l'attenzione dei webmaster e dei loro dirigenti, forniamo qui un nostro contributo originale tratto dai lavori del webmaster di questo sito. Affrontare i problemi dell'accessibilità ha conseguenze dirette sulla progettazione "universale" (cioè per qualunque utente):
L'accessibilità dei siti pubblici è molto spesso un requisito stringente derivato direttamente da scelte di politica anti-discriminatoria. In molti paesi esistono standard o prese di posizione governative molto precise sia per i siti di Stato che per quelli degli Enti territoriali. In Italia c'è ancora qualcosa da fare. Il problema dell'accessibilità, quindi, deve essere affrontato, approfondendone ed estendendone il significato, sia in termini tecnici (strumenti per ridurre le barriere"architettoniche") sia, contemporaneamente, in termini di significatività e fruibilità dei contenuti informativi proposti dia siti. Quindi:
Il tutto diventa assai significativo se è collegato ad una ricostruzione del ciclo produttivo dell'informazione che leghi strettamente la produzione di documenti (in senso lato, anche dati fattuali) alla produzione della loro descrizione, integrando gli approcci diversi attualmente in uso, che sono tutti notevoli ma ovviamente tutti di parte: XML@, AIB, DFP, Cartografi, REMSBOOT, Cercheremo, su questo filone, di dare un contributo significativo a recuperare quanto (molto!) fatto finora in ambito specialistico per "renderlo ordinato" suggerendo forme di produzione (e di fruizione) dei dati della PA, anche per contribuire alla definizione di un portale che non sia una bovina collezione di link poco significativi ma un insieme di regole di comportamento (adesione volontaria!) seguendo le quali la possibilità di individuare ed accedere ai dati ed alle informazioni sia facilitata. La gestione dei metadati guidata da thesauri o elenchi strutturati serve sia a facilitare gli autori che a guidare i lettori nella ricerca. Ma in una qualunque struttura organizzativa (per esempio una Pubblica Amministrazione) questo è possibile solo se: Varrebbe la pena di sperimentare un sistema di produzione di testi di delibere (o di normative) che guidi l'utente/autore nella costruzione sia del testo in sé che della sua descrizione e che garantisca, con opportuni schemi predefiniti (XML et similia), la capacità dei web di interpretare ed offrire ai motori di ricerca informazioni (pointers) effettivamente utili. Si conferma però anche l'importanza di progettare motori di ricerca adeguati alla complessità del problema (per esempio Normeinrete, che è in corso di sviluppo) soprattutto per le capacità e le garanzie di ranking dei documenti.
(pagina aggiornata al 14.07.2000) |
||||||
![]() |
|||||||