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 Piano 2000 - Digital Divide
 
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Questa pagina è dedicata alla raccolta di segnalazioni (estemporanee, come articoli o convegni) e a fonti (stabili come siti web) sul problema del "Digital Divide" che potremmo definire "divisione sociale indotta dalla diffusione di tecnologie digitali", e su come la gente comune affronta le nuove tecnologie.
Chiunque voglia segnalare ulteriori iniziative o documenti sull'argomento ce lo faccia sapere

Segnalazioni (estemporanee)

  1. Un articolo di notevole interesse (diffuso anche sulla lista Urban Technology & Telecommunications telecom-cities@forums.nyu.edu) sul ruolo che possono avere gli psicologi nell'analisi e nella soluzione dei problemi tipici del "Digital Divide", che potremmo definire "divisione sociale indotta dalla diffusione di tecnologie digitali", e su come la gente comune affronta le nuove tecnologie. L'articolo, intitolato Una rinascita per tutti? La rivoluzione tecnologica potrebbe approfondire le vecchie distanze nell'accesso alle opportunità, è comparso su Monitor On Psicology, rivista dell'American Psychological Association, Vol 31 N. 4, aprile 2000, è reperibile in originale (inglese) in rete oppure, tradotto, su questo sito.

  2. I risultati della prima edizione ufficiale del Pan European Internet Monitor di Pro Active International dimostrano che gli utenti della Rete in Europa stanno aumentando velocemente ma sono molto più numerosi nelle categorie di reddito superiore.

  3. Un articolo (assai polemico) di Massimo Mantellini su Punto Informatico Notizie del 10 giugno 2000, intitolato: UMTS Gratis? Digital divide all'italiana.

  4. E-Commerce and the Digital Divide: Meeting the Challenge May 30-June 1, 2000, Albuquerque, New Mexico, sponsorizzato dalla Coalizione per lo Sviluppo Economico e dal United States Conference of Mayors, con la collaborazione del Dipartimento del Commercio USA (già autore di numerosi documenti importanti in merito)

Fonti stabili

Sui problemi del digital divide sono disponibili molte risorse in rete, tra cui:

  1. il Dipartimento dell'Istruzione degli Stati Uniti;

  2. la Benton Foundation, fondazione privata che vi dedica molta attenzione;

  3. il National Coordination Office for Computing, Information, and Communications, un ufficio federale specifico per l'informazione sulla tecnologia;

  4. Digital Divide Network, una struttura privata che fornisce informazioni e documenti sull'argomento;

  5. un sito apposito del Governo degli Stati Uniti specializzato sulle questioni inerenti il problema qui affrontato …

  6. un bel sito governativo inglese dedicato a come le tecnologie ICT hanno cambiato la vita di molte persone e come le stesse tecnologie possono aiutare le comunità più marginali (e deprivate) a aumentare le loro possibilità. Di grande interesse il report 1998 dell'Unità sull'Esclusione sociale, disponibile integralmente in rete, che, tra l'altro suggerisce:

    • Coordinare le politiche nazionali con quelle locali
    • Sviluppare gli strumenti migliori per promuovere l'accesso
    • Sviluppare contenuti locali rilevanti per le comunità locali

    • Stimolare metodi di accesso che la gente viva gradevolmente

    • Perseguire forme di accesso facilitato a finanziamenti

    • Ridurre i costi degli apparati e delle interconnessioni

Inoltre, come ben spiega il prof. Tullio De Mauro, linguista di una certa fama ed attuale Ministro della Pubblica Istruzione, sul numero 19 di Teléma, numero dedicato alla "Burocrazia elettronica e Società più civile": "Chi è impegnato nella comunicazione pubblica e chi redige i testi delle leggi dimentica troppo spesso che parlare e scrivere non significa mettere insieme una serie di parole, ma trasmettere un contenuto agli interlocutori. Con le settemila parole di uso comune, che almeno la metà degli italiani conoscono, si potrebbe scrivere quasi tutta la Divina Commedia. E rendere gli atti burocratici più comprensibili." Qualcosa si può già fare, a prescindere dalla diffusione delle reti telematiche: chi volesse approfondire per tentare di intervenire, anche solo nel suo piccolo, veda l'articolo di accompagnamento che è una nota di Alfredo Fioritto intitolata "Così si corregge la lingua burocratica".

Peraltro, come dimostra l'indagine del CEDE SIALS sulla "Competenza alfabetica in Italia", resa pubblica il 16 maggio 2000, un'ampia fetta della popolazione italiana può essere definita cognitivamente disabile, essendo incapace (anche grazie alla scuola, ma non solo per quello) di comprendere un testo semplice:

"Bisogna distinguere l'analfabetismo dalla capacità di utilizzare il linguaggio scritto per ricevere e formulare messaggi a differenti livelli di comprensione. Questa capacità si chiama letteratismo, ed è la traduzione del termine inglese litteracy.
La scala internazionale per misurare la competenza alfabetica della popolazione prevede 5 livelli, il primo dei quali è quello che non consente di acquisire e formulare un modestissimo messaggio espresso con una semplice organizzazione sintattica. Poi i livelli vanno gradualmente complicandosi fino al quinto, che prevede una completa padronanza del linguaggio scritto per formulare e leggere un messaggio. La ricerca ha distinto tre tipi di capacità che concorrono a formare la competenza alfabetica complessiva: la comprensione di testi solo alfabetici, di testi corredati da grafici e tabelle e di testi per cui è necessario effettuare qualche tipo di operazione (ad esempio la compilazione di un modulo).

Nel mondo c'è un progressivo ispessimento dei livelli 1 e 2: come dire che siamo in presenza di un rischio alfabetico planetario. Le spiegazioni che vengono date sono varie, ma riconducibili ad una componente: la spinta politica e sociale che nel corso del 1900 ha portato il grosso della popolazione mondiale a scuola producendo un'alfabetizzazione di massa, ha perduto forza causando l'abbandono della competenza per quella gran parte della popolazione che non utilizza il linguaggio alfabetico per le necessità della vita quotidiana.

Nell'ambito della ricerca SIALS abbiamo constatato che il grosso della popolazione italiana per le sue attività quotidiane non ha bisogno di scrivere o leggere qualcosa. Un terzo della popolazione italiana si colloca nel primo dei cinque livelli di competenza, quello a rischio più alto, di chi senza un nuovo intervento formativo ha interrotto i rapporti con la cultura scritta; un ulteriore terzo degli italiani si colloca nel secondo livello, di chi ha ancora qualche rapporto con la cultura scritta, ma ha però bisogno di essere rafforzato. Meno di un decimo della popolazione italiana (i dati si attestano intorno all'8-9%) dispone di una elevata competenza alfabetica, ossia si colloca nei livelli 4 e 5 della scala internazionale. Sulla base dei modelli internazionali in un paese industrializzato la percentuale di popolazione che dovrebbe collocarsi nella fascia più alta di competenza alfabetica dovrebbe essere tra il 20 e il 30%.

Questo dato fa profondamente meditare: nella popolazione dei paesi industrializzati si stanno creando due nuove classi sociali, non più contraddistinte dal reddito come nel passato, ma dal grado di competenza alfabetica. La parte della popolazione fornita di una competenza alfabetica elevata è quella che assorbe la maggior parte delle funzioni sociali di livello qualitativo rilevante, mentre la maggioranza della popolazione - compresi gruppi costituiti da soggetti ad alto reddito, ma a basso stato sociale - è esclusa dalla partecipazione al quadro culturale.

Il caso Italia è dunque complesso: da un lato occorre rinforzare la cultura alfabetica di tutta la popolazione, dall'altro occorre anche spingere perché si raggiungano i livelli più alti di competenza alfabetica che corrispondono in un paese avanzato alla possibilità di tenere il passo con la cultura e l'economia internazionale.

[…]

Anche se ci si potrebbe aspettare una corrispondenza tra il livello di condizione scolastica della popolazione e la competenza alfabetica, l'analisi ha messo in rilievo delle anomalie, come quella di laureati che si collocano nel primo livello: questo significa che il mancato uso delle competenze alfabetiche per funzioni non strettamente legate al lavoro provoca il loro deterioramento. La ricerca ha anche distinto un gruppo di persone che dopo la scuola non ha fruito di altre opportunità di formazione e di un gruppo che ha avuto attività di formazione nel corso della vita: la differenza è vistosissima. Il ritorno alla formazione in un momento della vita ha effetti positivi sulle competenze alfabetiche, e provoca salti di livello. Questo è un dato importante per determinare la direzione che le politiche di educazione degli adulti devono seguire."

 

 

(pagina aggiornata al 12.06.2000)

 
   
   
 
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