di Massimo Mantellini. Cardinale dichiara che entro il 2004
l'Italia avrà una delle più alte percentuali di accesso
ad Internet grazie all'UMTS. Ma, oooops!, si è dimenticato le
tariffe
09/06/00 - Stand By - Web - Il "digital divide", ovverossia
la tendenza alla divisione che le moderne tecnologie causano fra chi
ne ha accesso e chi no, è due cose assieme. E ' un problema serio
e reale connaturato allo sviluppo delle tecnologie informatiche e un
moderno strumento di demagogia. E ' quindi, da qualunque lato lo si
voglia vedere, il terreno di confronto politico ideale nell'epoca attuale.
Qualcuno lo ha capito, qualcuno no. Per quale ragione credete che Bill
Clinton nello scorso mese di aprile se ne sia andato a fare un giro
presso le tribu Navajo americane? Perché ormai due terzi delle
case americane hanno un PC collegato a Internet mentre quasi il 50%
di quelle Navajo non hanno nemmeno la linea telefonica.
Quale esempio migliore di questo può spiegare la differenza
fra gli "haves" e gli "have-nots" nella società
dell'informazione statunitense? L'amministrazione americana si è
dimostrata in questi anni molto impegnata nel tentativo di favorire
l'accesso a Internet al maggior numero possibile di persone, iniziando
dalle scuole. Nei mesi scorsi Clinton ha riunito intorno a un tavolo
economisti, guru di Wall Street e imprenditori delle aziende tecnologiche
nel tentativo di trovare la strada migliore affinchè l'accesso
alla rete diventi una opportunità per tutti. Molti degli sforzi
in tal senso dell'amministrazione americana sono consultabili al sito
web www.digitaldivide.gov e si potrebbero riassumere nello slogan: "From
digital divide to digital opportunity".
Qualche settimana fa, Pro Active International ha pubblicato i primi
risultati disponibili sul "digital divide" in Europa. Il report
permette di ragionare su alcune cose, a volte banali ma fondamentali.
La grande maggioranza di coloro che accedono alla rete oggi in Europa,
appartiene alle classi sociali a più alto reddito con un rapporto
di circa 5 a 1. Questo è il dato fondamentale che esce dalla
ricerca presentata ad Amsterdam il 17 aprile di quest'anno. Liesbeth
Hop, Direttore Generale di Pro Active International, ha dichiarato al
riguardo: "Questi risultati del Pan European Internet Monitor mostrano
che lo squilibrio nell'accesso ad Internet in base al reddito dovrebbe
essere un motivo di preoccupazione forte per tutti i governi Europei."
Ci sentiamo di sottoscrivere, senza bisogno di citare, per l'ennesima
volta, come queste problematiche diventino esplosive quando si paragoni
anche solo l'Europa al continente africano.
E in Italia? Qualcuno che abbia sentito parlare delle potenzialità
delle tecnologie digitali c'è, se è vero che qualche politico
nostrano da qualche tempo a questa parte non perde occasione per ricordare
che Internet e il commercio elettronico potranno ridurre il gap delle
imprese del sud d'Italia rispetto a quelle padane, ma per il resto nessuno
pare essersi accorto di nulla. Nemmeno dei pericoli di una nuova oligarchia
digitale. Iniziative concrete del governo in materia di alfabetizzazione
telematica non se ne sono viste: più volte citate nei programmi
dei passati esecutivi, sono poi puntualmente scomparse dalle leggi finanziarie
nel silenzio di tutti.
E poiché non c'è mai fine al peggio, al silenzio di tanti
si oppongono le parole del Ministro delle Comunicazioni Cardinale che,
nella beata incoscienza del problema dell'accesso alla comunicazione
digitale, trova il modo di dichiarare al recente Forum dell'Informazione
organizzato dall'Ansa:
"La possibilità di far convergere audio, video e dati in
un telefonino mette in condizione ogni cittadino di avere Internet in
tasca. Ciò abbatte quel diaframma "computer" a cui
i cittadini del nostro paese mostrano una certa resistenza, e permetterà
- secondo le mie opinioni e stime di esperti - la esplosione nel nostro
paese di Internet. Considerato che dal primo gennaio 2002 l'UMTS sarà
operativo e considerati i tempi di penetrazione, è ragionevole
pensare che il nostro paese, gia nel 2004, occuperà i primi posti
nella graduatoria europea della diffusione di Internet".
E' una frase senza senso se a pronunciarla è un Ministro della
Repubblica; l'ennesima dimostrazione che la coscienza sociale dei nostri
amministratori è ormai ai minimi storici, così come la
loro capacità di rappresentare gli interessi generali. A meno
che il Ministro non abbia già convinto gli amministratori delle
compagnie telefoniche (ai quali lo Stato sta per chiedere un discreto
obolo per le frequenze dei nuovi cellulari) a fornire l'accesso a Internet,
via UMTS, gratuitamente e per tutti.