Sostenere, ove esistano,
o
favorire la costituzione di Reti civiche quali forme di comunità
virtuali, cui l'eventuale partecipazione della PA locale non costituisca
elemento di freno o alibi per non realizzare servizi telematici
pubblici. Peraltro le reti civiche organizzate dai Comuni
non
sono reti civiche in senso stretto, perché non sono fatte
da cittadini che chiacchierano fra di loro in modo spontaneo e naturale,
bensì sono un servizio pubblico fatto dal singolo Comune
per informare i cittadini sulle "proprie" attività
istituzionali, proprie iniziative di vario tipo ed un canale di
accesso ai propri sistemi interni.
Le reti civiche vanno stimolate senza, però, sovrapporsi
alle capacità che possono nascere in modo spontaneo e naturale.
Gli stimoli non sono la diffusione di strumenti (spazio a chiunque
voglia dire e fare, poi il mercato ci penserà) ma la diffusione
delle capacità autonome di
progettare,
realizzare e gestire progetti interessanti di comunicazione: chiunque
abbia delle cose da dire deve essere
messo
in grado di farlo, ma questo non significa che chiunque abbia
la favella, o il personal computer con un modem, abbia anche delle
cose da dire.
L'aiuto concreto consiste nell'aprire spazi per la concezione e
realizzazione di propri progetti e di proprie proposte attraverso
i quali si possa acquisire la capacità di comprendere ed
esigere i propri diritti, senza ammantare l'iniziativa con una presunta
e generica voglia di comunicare non finalizzata ad alcunché.