Testata: Il Sole 24 Ore

 

6 Marzo 2000

Cities on line: il mercato è oltre lo stretto di Messina

A Catania c’è un’azienda di servizi Internet e commercio elettronico che si è seduta a un tavolo con la Cisco e ha convinto il gigante dei router ad aiutarla a creare un centro di formazione sulle tecnologie della Rete. Non a Milano nè a Palo Alto: sorgerà a Ragusa.

Nel 1995 (anno di nascita) la Cities on line fatturava 95 milioni, adesso ha un giro d’affari di sei miliardi. È stata la prima impresa del settore in Europa ad avere la certificazione Iso 9000 e il Cnr l’ha scelta come caso di studio sulla qualità totale. Ha messo in rete 300 aziende e punta a portarcene 10mila entro l’anno (anche artigiani e negozianti digiuni di computer e web) con il servizio Free-commerce a investimento e rischio zero. Impiega 50 persone e ne assumerebbe altre 200 che però non trova e che sta cercando: in Sicilia o nel resto d’Italia, non importa. Agli operatori del call center uno dei requisiti che vengono richiesti è l’assenza di inflessioni dialettali.

Per Francesco Mazzola, presidente e amministratore unico della Cities on line, laureato in ingegneria al Politecnico di Milano, il business non si ferma allo stretto di Messina. E se si guarda alle spalle, dice, non vede nessuno. Nè concorrenti da temere nè imprenditori che lo emulino. Gli piace citare (e lo fa spesso) il presidente di Cisco, John Chambers, che ha detto che in Internet chi arriva secondo è fuori.

«Per realizzare una struttura come la nostra — spiega l’imprenditore — ci vogliono competenze trasversali: in Italia nessuno è così verticalizzato come noi, ognuno si sta focalizzando nel fare una parte di quel che noi facciamo. In Sicilia ci sono aziende che operano bene, ma non su mercati in grande espansione come le tecnologie».

La Sicilia non è nemmeno il mercato di riferimento per Mazzola e soci (la moglie geologa, una giornalista e un esperto di sistermi di sicurezza). «Ci stiamo muovendo su altri mercati oltre a quello nazionale, Svizzera e Gran Bretagna, perché globalizzarsi è necessario — spiega Mazzola —. Nel nostro settore chi si concentra su un’area troppo piccola rischia di essere acquisito. E stiamo concretizzando grossi accordi a livello multinazionale con strutture parallele a noi».

Del resto, già oggi la maggior parte dei clienti della Cities on line (tra cui l’Enasarco, l’Ordine dei giornalisti, la Marina militare italiana) si trovano non in Sicilia, dove l’azienda ha avuto origine, ma nel Centro-Nord, dove le opportunità d’affari sono più ghiotte. «Lì numero e dimensione delle aziende sono diversi e anche l’attitudine mentale verso le tecnologie. In Sicilia c’è senza dubbio un’infrastruttura che sta crescendo, sono arrivati attori come Stm e Nokia. Ma ci vorrà ancora tempo».

Nemmeno gli uomini della "new economy" sono immuni dal fatalismo siciliano, allora? Non è questo il punto, ribatte Mazzola: «Manca un certo tipo di cultura, è vero, ma noi cerchiamo di crearla e il progetto di Ragusa va in questo senso. Se non ci credessi non sarei tornato da Milano, dove avrei potuto mettere il call center che invece ho fatto qui, e sto convincendo le amministrazioni siciliane, Regione, Province, a fare qualcosa: a me non servono soldi, ma infrastrutture». E i politici lo ascoltano, pare: «L’amministrazione locale ha preso coscienza di avere fatto troppo poco per molto tempo — assicura Mazzola —, sta cercando di recuperare e ci sta supportando con una nuova sensibilità per le iniziative che partono. Le opportunità di sviluppo ci sono: abbiamo chip, telefonia, call center. Adesso ci vogliono autostrade, un aeroporto all’altezza e formazione».

Rosanna Santonocito

 

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